blog
home / BLOG / NADAL 6.0

NADAL 6.0

Pubblicato il 19 maggio 2019

Quando Rafael Nadal ha cancellato, o meglio disintegrato, la palla break a favore del suo avversario nel quarto gioco del secondo set, in molti hanno pensato che la finale degli Internazionali 2019 fosse ormai al capolinea. Se non è stato così, è solo perché Novak Djokovic si porta da casa un dono straordinario, che forse ancora manca ai giovani rampanti in arrivo nelle zone alte del circuito: la capacità di opporsi con cuore e cervello a una sconfitta già scritta. Dopo aver perso il parziale di apertura con un 6-0 tutto sommato immeritato (il primo ‘bagel’ nella storia dei loro 54 confronti), Nole ha dato segni evidenti, nel corso del secondo set, di non avere più benzina nelle gambe. Cosa ampiamente comprensibile, visto le oltre cinque ore e mezza necessarie per battere nei giorni precedenti gli argentini Del Potro e Schwartzman. Ha sbagliato un paio di smash comodi, che solitamente si sbagliano proprio quando si ha meno lucidità, e ha più volte fatto ricorso alla palla corta per uscire rapidamente dallo scambio.

 

RAFA, 34 MASTERS 1000

Ha pure dovuto cancellare quattro palle break, il serbo, tre consecutive nel settimo gioco e una nell’ottavo. Ma poi, alla prima occasione utile, è stato lui a strappare il servizio al rivale e a rimettere tutto in discussione. Un traguardo insperato forse per lo stesso Djokovic, e di sicuro inatteso dai diecimila del Centrale. Un pubblico che, proprio per il regalo di poter godere di un set supplementare rispetto al previsto, ha accolto la vicenda con un’ovazione da tifoseria calcistica. In realtà il peso della fatica è stato più forte dell’adrenalina, più forte di quella voglia di primeggiare scritta nel dna del numero 1 del mondo. Così un break in apertura (condito da una racchetta mandata in frantumi) ha indirizzato il terzo dalla parte di Nadal, mentre un altro nel quinto game ha sostanzialmente chiuso la vicenda. Il Re della terra trionfa per la nona volta (su undici finali) al Foro Italico, mettendo tra sé e gli altri pure quattro 6-0 in undici set; torna in vetta ai plurivittoriosi nei ‘1000’ con 34 successi e, infine, riduce le distanze da Djokovic negli scontri diretti (ora 28-26).

 

DJOKOVIC PRONTO PER PARIGI

Detto tutto ciò, i segnali che arrivano da questa partita non vanno certo in un’unica direzione, anzi. Djokovic, malgrado sia stato svantaggiato da un tabellone durissimo e da una programmazione che lo ha costretto a terminare in tarda serata per due giorni consecutivi, ha dimostrato di essere in una condizione talmente brillante da riuscire a sopperire, con tecnica e testa, ai limiti imposti dalla fatica. Al di là del risultato, è probabile che Nole esca persino rinfrancato da questa finale, in vista dell’appuntamento del Roland Garros, l’obiettivo più ambito della primavera europea. Dove c’è più margine per recuperare, il serbo potrebbe riuscire a rimettere tra lui e Rafa quella spinta necessaria a far male all’iberico, a non consentirgli quei recuperi che invece a Roma sono stati decisivi. Non solo sotto il profilo tecnico, ma anche (se non soprattutto) sotto quello mentale.

 

CONTA LA SALUTE

Di sicuro, in prima fila per Parigi ci sono loro e soltanto loro. Poi bisognerà capire da che parte del draw finiranno i vari Federer, Del Potro e Thiem. Ma forse, a quei due importa poco. Perché dal Foro Italico hanno lanciato la volata, e ognuno penserà soprattutto a se stesso, come peraltro ha ribadito Rafa subito dopo l’ultimo punto: “Ciò che conta è stare bene, sentirsi competitivo ai massimi livelli. Poi si può vincere, si può perdere, perché ogni partita dipende da tante variabili differenti. Le sensazioni, invece, quelle sono solo tue, e sono decisive per sentirsi tranquilli”.