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NAOM1

Pubblicato il 26 gennaio 2019

Il tennis femminile ha una nuova numero 1. E stavolta non si tratta soltanto di una questione di classifiche. Si tratta di aver trovato una ragazza, Naomi Osaka, che col suo talento e col suo carisma potrà dire la sua a lungo, nelle zone di vertice. Quella leader giovane e brillante che il circuito Wta ha cercato invano per tanto tempo. A 21 anni, la giapponese di origini haitiane ha già due Slam in bacheca, impresa che in passato hanno centrato solo poche grandissime. Il secondo Major consecutivo – vicenda che non andava in scena dal ‘quasi Grande Slam’ di Serena Williams nel 2015 – arriva a Melbourne, in finale su Petra Kvitova. Ed è decisamente più dolce di quello conquistato nel settembre del 2018 a New York, quando ci si mise d’impegno proprio Serena a rovinare la festa.

MATCH-POINT E RIMONTA MANCATA

Stavolta, a rovinare la festa ci stava pensando proprio lei, la giapponese, bloccata dalla tensione e da una rivale che non ne voleva sapere di arrendersi, nemmeno quando si è trovata sotto di tre match-point, sul 5-3 del secondo set. Del resto Petra, a lottare c’è abituata, e col suo servizio mancino e il suo gioco robusto ha messo spesso in difficoltà la sua avversaria, anche a un passo dal baratro. Con una striscia di quattro game di fila ha rimandato il verdetto al terzo parziale, ma nonostante la delusione per l’occasione mancata restava sempre lei, Naomi, la favorita. Perché tra le due, attualmente, il divario non è solo tecnico, ma è pure fisico. Una, la 21enne Osaka, regge ritmi folli dall’inizio alla fine. L’altra, che di anni ne ha 28, fatica un po’ di più, non fosse che per il fatto di esser tornata competitiva ai massimi livelli da un tempo relativamente breve.

NUMERO 1 CON MERITO

Quando ha mancato altre tre chance per il 5-2 e doppio break, nel box della giapponese hanno cominciato a esibire facce preoccupate. Ma il dubbio sui volti di Bajin e compagnia è durato lo spazio di pochi minuti. Il tempo di capire che quella ragazza dal sorriso contagioso e dal tennis devastante, numero 72 Wta solo dodici mesi fa, aveva ancora in tasca le carte migliori per lo sprint finale. Insieme al trionfo in quello che da qualche tempo definiscono Happy Slam, Naomi si prende pure lo scettro di numero 1 del ranking. Traguardo che era nel mirino fin dalla conclusione dello scorso anno, e che non ha avuto bisogno di molto tempo per concretizzarsi. Lo avrebbero meritato entrambe, quel posto in vetta, perché la finale cui hanno dato vita è stata una delle più ricche di fascino, se non delle più belle, degli ultimi anni.

LE LACRIME DI PETRA

Da una parte Petra a caccia di rivincite sulla cattiva sorte, con quella dolcezza di campionessa matura ma ancora lontana dalla fine della carriera, e quelle lacrime di commozione pensando all’aggressione che le stava per costare la carriera. Dall’altra l’umiltà di Naomi, che approccia il microfono con un timido ‘hello’ e ammette di non essere esattamente a suo agio nel parlare di fronte a migliaia di spettatori. Quel tennis in rosa che cercava da tempo di ritrovare una vecchia regina – Serena Williams – si ritrova invece con una nuova principessa pronta a raccoglierne l’eredità. In tutto questo, lo Slam numero 24 della 37enne americana, che pareva a un passo già da un anno a questa parte, continua a essere rimandato. E vista la nuova concorrenza attuale (senza contare chi sta per emergere), non è nemmeno detto che arrivi.