blog
home / BLOG / LA RISPOSTA DI NOLE

LA RISPOSTA DI NOLE

Pubblicato il 17 novembre 2018

Federer chiama, Djokovic risponde. Eccome, se risponde. Anche perché era una questione di sopravvivenza. Non avesse trovato un buon tempo sulla risposta al servizio (dote che peraltro si porta dalla culla), in un girone con John Isner, Marin Cilic e Sascha Zverev, avrebbe potuto pure lasciarci le penne. Invece ne esce da dominatore con tre vittorie su altrettanti match, mostrandosi sempre più padrone di queste ATP Finals che entrano nel vivo con il serbo in testa alla griglia dei pronostici. “Non potevo competere con questi tre – ha spiegato il numero 1 del mondo – sul piano della velocità pura. Così, da parte mia, ho cercato di fare due cose: rispondere con continuità e servire con precisione, facendo molta attenzione al primo colpo successivo alla battuta. Alla fine anche contro Marin (Cilic, ndr), che pure ha giocato benissimo, la tattica ha pagato”.

PERICOLO ANDERSON

Ma non è finita qui. In semifinale, la seconda del programma, Nole avrà di fronte un altro ‘big server’, il sudafricano Kevin Anderson. Il quale, prima di trovare un Federer in buona vena, aveva messo in cassaforte la sua qualificazione con due incontri pressoché perfetti. Dunque ha poco di che stare tranquillo, il serbo, nonostante un bilancio di 7-1 nei confronti diretti con il rivale. Che vinse l’unica volta proprio al loro primo incontro (nel 2008), ma che pure in seguito è riuscito a dare filo da torcere a Djokovic, in particolare nei cinque set durissimi degli ottavi di Wimbledon 2015, quando Anderson si trovò in vantaggio di due parziali prima di subire la rimonta. Proprio a Wimbledon, ma in finale, i due si sono incontrati nuovamente quest’anno, e stavolta il favorito ha chiuso in tre. “Sta giocando alla grande dall’inizio dell’anno – dice Nole a proposito dell’avversario – e fa tutto estremamente bene: non solo il servizio, ma anche la risposta e i colpi da fondo. E inoltre gioca sempre con grande intensità. In ogni caso, so cosa aspettarmi e so cosa devo fare per creargli problemi”.

IL MAESTRO E L’ALLIEVO

Nell’altra semifinale, di fronte Roger Federer (sempre a caccia del titolo numero 100) e Alexander Zverev, per una partita che sarebbe troppo sbrigativo etichettare come la più classica delle sfide generazionali. In realtà si tratta di qualcosa in più: è una sfida tra il più grande di sempre e il giovane che ormai da tempo si è installato ai vertici del ranking mondiale, senza però riuscire a fare quel passo in più per essere pericoloso nei tornei che contano. Federer è l’unico che riesce a far vacillare la sicurezza di Zverev fuori dal campo. L’unico che addolcisce quei tratti duri del tedesco di origini russe, il quale ne parla come di un esempio in ogni settore. In campo, fuori dal campo, nei rapporti con i tifosi e con la stampa. Un esempio che però è ben lontano in termini di rendimento, e che ancora oggi parte favorito malgrado i 16 anni in più da portare sulle spalle, e nonostante gli scontri diretti siano quasi in equilibrio, con lo svizzero avanti soltanto per 4-3.

LA FINALE DEI SOGNI

Il pubblico di Londra, come quello di tutto il mondo, probabilmente spera di rivedere nell’ultimo atto delle ATP Finals quella splendida semifinale di Parigi Bercy andata in scena solo pochi giorni fa: tre ore di talento distillato tra Djokovic e Federer, con il serbo a segno al tie-break del terzo set. Sarebbe la degna conclusione di una stagione che ha visto tornare prepotentemente alla ribalta il triumvirato Nadal-Federer-Djokovic, con lo spagnolo temporaneamente fuori dai giochi per via dei suoi consueti acciacchi di fine anno. Al di là di come terminerà il torneo, però, una sicurezza l’abbiamo già: Novak Djokovic chiuderà in vetta al mondo anche questa stagione, e sarà la quinta volta per il serbo, dopo quelle del 2011, 2012, 2014 e 2015. Sarà il quarto giocatore della storia a riuscire nell’impresa, dopo Pete Sampras (addirittura a quota 6), Jimmy Connors e, ovviamente, Roger Federer.