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US OPEN, NOLE IN POLE POSITION

Pubblicato il 21 agosto 2018

Cincinnati, oltre a essere stato teatro di un’impresa senza precedenti come il Career Golden Masters di Novak Djokovic, è stato l’ultimo test significativo prima degli Us Open. E di conseguenza può essere il punto di partenza per stilare la griglia dei favoriti. Così hanno fatto, in linea di massima, i bookmaker, che adesso mettono proprio il serbo in vetta alla lista di coloro che hanno più chance di portare a casa il trofeo newyorchese. Sarebbe il secondo Slam di fila dopo Wimbledon, per il serbo, una doppietta che adesso appare più che un’ipotesi ma che solo fino al Roland Garros era decisamente improbabile anche per i tifosi più accaniti dell’ex numero 1 del mondo. Nel frattempo però il 31enne di Belgrado si è ripreso tutta quella sicurezza che era andata perduta in un anno e mezzo di dubbi e di infortuni, di domande pesanti e di risposte confuse. Ora, se non è ancora il miglior Djokovic, poco ci manca, e per gli avversari non è affatto una buona notizia.

NADAL MEGLIO DI FEDERER

Non lo è per Roger Federer, che ultimamente pare aver ceduto qualcosa ai suoi diretti rivali soprattutto nei momenti caldi dei tornei. La sconfitta di Wimbledon contro Kevin Anderson poteva essere un caso isolato, di fronte a un grande battitore in giornata di grazia, ma assume un significato diverso se inserita in un contesto che comprende il precedente stop contro Coric nella finale di Halle e il successivo 0-2 contro Djokovic nel ‘1000’ americano, corredato da troppi errori per un Roger che voglia puntare al titolo in un Major. L’Australia in questo momento pare lontana, considerato anche che lo svizzero non trionfa a New York dal lontano 2008. Diverso è il discorso per Rafa Nadal, che ha vinto a Toronto pur senza impressionare in modo particolare. L’avvicinamento del maiorchino all’ultimo Slam stagionale è spesso stato costellato di dubbi, altrettanto spesso svaniti nel momento in cui la vicenda comincia a farsi seria. Stavolta sono più le certezze, e proprio Rafa sembra poter essere il candidato numero 2, dietro a Nole e davanti a Roger, per la corona di Flushing Meadows.

ZVEREV E L’ALLERGIA SLAM

Gli altri sono tutti più staccati, non in seconda ma in terza o quarta fila. C’è Stan Wawrinka che sta risalendo a tratti in maniera furiosa, ma pensarlo già competitivo a livello di tre set su cinque, dopo un periodo di stallo così prolungato, è affare per i più affezionati. C’è Andy Murray che vuole tornare a far parte dei grandi, ma che finora è andato a corrente alternata, per usare un eufemismo. Il britannico, in particolare, non sembra pronto sotto il profilo fisico per sostenere un impegno come uno Slam da protagonista. E malgrado i Major diano il giorno di riposo per ricaricare le batterie, tra lui e i migliori il divario appare troppo ampio per poter essere colmato. Ci sono Juan Martin Del Potro e Marin Cilic, i due pivot che il trionfo a New York lo hanno già assaporato (rispettivamente nel 2009 e nel 2014), e che in fondo non possono essere esclusi dai pronostici, malgrado per entrambi le incognite emerse di recente siano tali da non poter essere trascurate. C’è infine quella Next Gen che avrebbe in Sascha Zverev il suo profeta, non fosse che l’attuale numero 4 al mondo ha all’attivo solo un quarto di finale Slam, sintomo di un’allergia ancora da debellare.

LITTLE BIG ITALY

In tutto ciò, c’è pure una Little Italy che non è nemmeno così piccola, anzi. Fabio Fognini è la nostra punta, Matteo Berrettini è la speranza di una ventata di aria fresca. E Camila Giorgi la mina vagante che può far saltare il banco più o meno a ogni occasione. Mentre nelle qualificazioni ci sono 19 rappresentanti con la bandierina tricolore a fianco, 14 tra gli uomini e 5 tra le donne. Un esercito che non ha paragoni nelle griglie preliminari dei Major del passato, che in campo maschile è secondo solo a quello dei padroni di casa, e che sta a testimoniare di una crescita complessiva senza precedenti per il movimento dello Stivale. In attesa dell’impresa che cambia la vita.