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TEAM BUILDING

Pubblicato il 17 luglio 2018

Dopo tanti anni in cui non è cambiato nulla, nel panorama del tennis a squadre sta per cambiare praticamente tutto. La Coppa Davis che conosciamo, molto probabilmente, dal 2019 non esisterà più, a meno che l’ITF trovi un’opposizione al progetto di rivoluzione ormai consolidato da tempo negli obiettivi dell’organismo che governa il tennis mondiale. Ma intanto c’è pure un altro evento che farà capolino dal 2020, si chiamerà World Team Cup, troverà la sua sede in Australia e andrà in scena a inizio stagione. In più – last but not least – c’è quella Laver Cup che alla vigilia della prima edizione pareva tanto un’esibizione di lusso, ma che intanto sarà riproposta e dunque potrebbe cominciare a mettere radici significative.

DAVIS, 3 MILIARDI SUL PIATTO

Partiamo dalla Davis. L’idea di modifica comprende un primo turno da giocarsi con la formula già in vigore, e con 18 squadre (12 vincitrici all’esordio, le quattro semifinaliste dell’anno prima e due wild card) promosse alla fase conclusiva in sede unica. Dove si giocherebbe per una sola settimana, con due singolari e un doppio al meglio dei tre set. A dare vita a questo progetto, il gruppo Kosmos, che ha messo sul piatto complessivamente 3 miliardi (sì, miliardi) di dollari, una montagna di denaro che nel mondo del tennis non si è mai vista e non si è mai nemmeno sfiorata se si parla di un solo evento. Una prima che avrebbe anche già trovato la sua sede, la città francese di Lille, ma che in realtà deve ancora superare la votazione di agosto nel Meeting annuale dell’ITF. Lì avremo una risposta. E poi capiremo le reazioni, tra chi spera che nulla cambi per rispettare la tradizione e chi invece non aspetta altro che una modifica così radicale per rilanciare il tennis a squadre. Tra loro, Rafael Nadal.

L’AUSTRALIA PER 24 PAESI

Mentre l’ITF lavora sul progetto, l’ATP prosegue su un altro binario, e anticipa la Federazione Internazionale dando l’ufficialità della World Team Cup 2020, evento che si giocherebbe solo due mesi dopo la prima edizione della nuova Davis. Un torneo con questo nome si è già disputato per diversi anni a Dusseldorf, in Germania, alla vigilia del Roland Garros. Ma quella era poco più che un’esibizione riservata alle seconde linee, che in sostanza non ha mai varcato i confini tedeschi per raggiungere una popolarità significativa. Stavolta si tratta invece di una manifestazione in grande stile, con montepremi da Slam e 24 Paesi coinvolti, e con punti ATP in palio per i giocatori. Aspetto decisamente non trascurabile, per attirare i top players. Il tutto andrà in scena alla vigilia dell’Australian Open, in diverse città del Paese che ospita il primo Slam stagionale.

LAVER CUP, UN ESEMPIO?

In tutto questo, c’è la maxi-esibizione della Laver Cup, creata, voluta e promossa da Roger Federer, che si mantiene in vita e che rilancia con la seconda edizione in programma a Chicago il prossimo settembre. La prima di Praga fu un successo sotto ogni aspetto, persino inatteso se pensiamo che non parliamo di un evento per singoli Paesi, bensì di un confronto tra Europa e resto del mondo. Ma qui, nei tre giorni dell’appuntamento lanciato da Re Roger, a fare la differenza sono i giocatori. In primis proprio lui, il campione da 20 Slam che sull’evento stile Ryder Cup del golf ci ha investito parecchio, in termini di immagine e non soltanto. Non si tratta, in questo caso, di un torneo che va a incidere sul calendario, né tantomeno di qualcosa che va in conflitto con le proposte di ITF e ATP. Ma – in ogni caso – è bene guardarlo con molta attenzione perché la macchina organizzativa si è rivelata talmente azzeccata da portarla a modello per chiunque voglia pensare di lavorare su una competizione a squadre. Quelle che il tennis iperprofessionistico dei nostri tempi ha sempre visto come fumo negli occhi. E che adesso si stanno preparando alla rivoluzione.