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L’EQUILIBRIO SOPRA LA FOLLIA

Pubblicato il 6 luglio 2018

D’accordo, ormai nel tennis femminile le sorprese non fanno più notizia, essendo ormai acclarata da tempo una sorta di anarchia. Ma un tabellone di Wimbledon con così poche favorite approdate al terzo turno è comunque una vicenda bizzarra, che dà speranza a molte (se non a tutte) e lascia aperte le porte a qualsiasi sorpresa. Sei teste di serie delle prime otto sono cadute entro i primi due ostacoli: nell’ordine, Caroline Wozniacki contro la russa Makarova, Garbine Muguruza contro la belga Van Uytvanck, Sloane Stephens contro la croata Vekic, Elina Svitolina contro la tedesca Maria, Caroline Garcia contro la svizzera Bencic e Petra Kvitova contro la bielorussa Sasnovich. Tra loro, ci sono due ragazze che hanno raggiunto la vetta del ranking mondiale, quattro vincitrici di Slam e due ex campionesse di Wimbledon (per un totale di tre titoli ai Championships). Le uniche due che si sono salvate dalla decimazione? La numero 1 Simona Halep e la numero 7 Karolina Pliskova, che per attitudine all’erba erano forse tra le meno attese.

LA VITTORIA DELLA NORMALITÀ

Ogni sconfitta ha una sua spiegazione e analizzando le partite una per una troviamo mille motivi per fornire alle sconfitte alibi di ferro (o quasi), mille parole per descrivere e spiegare una cocente delusione. Ma la realtà complessiva è quella che fa più impressione. Una realtà che parla di un circuito in rosa indecifrabile e per questo incredibilmente affascinante, malgrado l’assenza di regine lo renda inevitabilmente meno appetibile dai media mainstream. Più ancora che nel Tour maschile, in quello femminile i personaggi servono come l’acqua nel deserto. Perché l’impatto delle seconde linee è meno importante, e per fare ascolti in tivù o numeri su web servono volti riconoscibili e storie affascinanti, serve qualcosa che metta le campionesse un gradino più in alto rispetto alla normalità. Invece ciò che sta accadendo è l’esatto opposto: ragazze che hanno vissuto una carriera piuttosto anonima catapultate improvvisamente nell’Olimpo, a prendersi gioco dei pronostici e a conquistarsi quelle copertine che fino a pochi anni fa parevano riservate a poche elette.

DUE EX CAMPIONESSE CADUTE

L’esempio più concreto è quello di Alison Van Uytvanck, 24enne belga mai nelle top 40 al mondo e solo una volta oltre il secondo turno in uno Slam. Nelle ultime tre occasioni in cui aveva messo piede a Wimbledon aveva perso al primo turno, mentre stavolta è giunta al terzo, battendo la detentrice del titolo sui prati londinesi, Garbine Muguruza. Di Alison si sapeva poco, se non le notizie legate alla sua vita privata, finite in pasto ai giornali dopo il coming out che l’aveva portata a rendere pubblica la relazione con la collega Greet Minnen, connazionale di quattro anni più giovane. Ora si conosce pure il suo tennis, che magari potrà non entusiasmare, ma è la sintesi della concretezza ed è un inno alla semplicità. Quella buona, che produce risultati. In questo senso, ancora più eclatante è stata la sconfitta di Elina Svitolina contro la tedesca Tatjana Maria, 30 anni e una vita passata a remare nelle retrovie. O quella della Kvitova, indicata da molti come favorita numero 1 e mandata a casa dalla 24enne Sasnovich, numero 50 Wta e più tempo passato nel circuito Itf che in quello maggiore.

I TORMENTI DI MISS SHARAPOVA

In questo mondo alla rovescia, fa persino meno clamore ciò che in altri tempi avrebbe fatto parlare per giorni, ossia l’uscita di scena di Miss Sharapova. Pure lei, tradita più da se stessa che dalla sua avversaria, la connazionale Vitalia Diatchenko, 27enne di Sochi con un best ranking al numero 71 Wta e due partite vinte in dieci anni nei tornei dello Slam. Le domande si moltiplicheranno, per Masha e per le sue colleghe, nei mesi a venire. In attesa che il tennis femminile cambi pelle definitivamente, trovando quelle nuove protagoniste che scalpitano, ma che ancora non riescono ad avere quella continuità necessaria per operare un sorpasso deciso. Nel frattempo, c’è da godersi lo spettacolo dell’equilibrio, dell’incertezza che renderà questo Wimbledon tra i più difficili da leggere e pronosticare. A meno che qualcuna delle campionesse rimaste, Williams comprese, decida di partire da qui per iniziare la restaurazione.