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VINCI COMUNQUE

Pubblicato il 14 maggio 2018

Lo sapevamo, che sarebbe arrivato questo momento, e sapevamo che sarebbe arrivato esattamente in questo torneo. Ma ad accogliere un addio come quello di Roberta Vinci non si può mai essere del tutto preparati. La 35enne di Taranto chiude la carriera sul campo Pietrangeli, cedendo alla serba Aleksandra Krunic di fronte a un pubblico che ha riempito lo stadio più bello del Foro Italico fino all’ultimo centimetro. Nessuno voleva perdersi la passerella di una delle giocatrici italiane più forti di sempre, probabilmente la più spettacolare in assoluto. E lei ha ripagato la gente mettendoci il cuore, mettendoci coraggio anche con una mano malandata. Ha perso a zero il secondo set, ha ceduto pure i primi due game del secondo ma poi è riuscita a lasciare comunque un ultimo piccolo segno, prima di arrendersi a un’avversaria che sa come far fronte al tennis di fioretto, rispondendo con le stesse armi: rovescio in taglio contro rovescio in taglio, smorzata contro smorzata.

Roberta lascia il circuito con gli occhi lucidi, ripensando a quello che le è accaduto in oltre vent’anni di carriera. Era il 1997 quando una teenager di belle speranze apriva la sua avventura nel Tour con una vittoria in doppio a Galatina, accanto a quella Flavia Pennetta contro cui avrebbe poi vissuto il momento più alto della sua storia sportiva. Non bastano i numeri, per rendere l’idea di ciò che ha rappresentato la pugliese per il movimento tricolore. Però qualcuno bisogna pur darlo: numero 7 al mondo come record personale in classifica, dieci tornei Wta di singolare in bacheca, più altri 25 in doppio e senza contare i titoli mondiali con la Nazionale in Fed Cup. Con cinque Slam che restano indelebili nella memoria sua e nostra, accanto a quella Sara Errani che a lungo l’ha accompagnata nel percorso di coppia attraverso i trionfi in Australia, a Parigi, a Wimbledon e agli Us Open. E infine con una sconfitta in singolo – quella contro Flavia Pennetta nella finale di New York nel 2015 – che vale quanto la più bella delle vittorie.

Poi accanto ai numeri ci sono altre cose: c’è l’affetto della gente, che l’ha sempre vista come una campionessa non così lontana, tutt’altro che inavvicinabile. Il suo sorriso l’ha resa popolare almeno quanto il suo tennis, così lontano dal bum-bum delle tante ‘ova’ del circuito. Roberta ha fatto capire – ed è questo il vero regalo che ci lascia – che anche nello sport iperspecializzato c’è posto per fantasia, talento e spettacolo. Lo sanno bene alla Fit, e per questo vogliono tenerla in qualche modo ancorata a questo mondo del tennis italiano. “Roberta – ha detto il presidente federale Angelo Binaghi – è una risorsa che non vogliamo lasciarci scappare. Ci sono tanti ruoli che potrebbe ricoprire, e una volta passata l’emozione di questo momento ci metteremo a tavolino e ne parleremo”. Il grazie che le scriviamo è quello che tutti gli appassionati di tennis – italiani ma non solo – le stanno tributando in questo momento.