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FOGNINI-ERRANI, L’ITALIA CHE VINCE

Pubblicato il 5 marzo 2018

Non capita spesso, al tennis italiano, di trovarsi a festeggiare due titoli del circuito tra uomini e donne. È accaduto ieri con Fabio Fognini e Sara Errani, due giocatori che convivendo con alti e bassi e attraversando una serie di difficoltà, possono comunque rappresentare alla perfezione il nostro movimento, fatto di giocatori di talento e di atleti che lavorano duro per conquistare un posto al sole. Poco importa che i due centri siano arrivati in tornei alla loro portata, lontano da quelli che cambiano la storia. Perché in fondo il successo di Fabio a San Paolo rischia comunque di cambiare, per certi versi, almeno la storia del 30enne ligure. Fognini sta vivendo il miglior inizio stagione della sua carriera, si trova al numero 11 della 'Race' ma a soli 70 punti, un'inezia, dal numero 4 in classifica. Sta dimostrando continuità, l'azzurro, e in fondo è proprio questo che gli si chiedeva, ben sapendo che le punte di rendimento sono già nel suo dna.

Gli si chiedeva di fare le cose semplici, e lui le sta facendo molto bene. Persino in un match, come la finale brasiliana contro il cileno Nicolas Jarry, nel quale era partito col freno a mano tirato, cedendo dodici punti consecutivi e lasciando al rivale un primo set con poca lotta. Un avvio 'diesel' a cui ormai Fabio ci ha abituato, ma che non ha compromesso il sesto titolo Atp del talento di Arma di Taggia. Non il più importante sotto il profilo qualitativo, ma uno dei più significativi per dare una svolta definitiva alla carriera. ”Sono contento. Finalmente. Non è stata una partita facile – ha detto l'azzurro a fine gara – perché lui aveva voglia di fare bella figura nella sua prima finale. Ringrazio il pubblico che è venuto a sostenerci per tutta la settimana, il mio team e la mia famiglia”. Non è mancato un pensiero per il capitano della Fiorentina e difensore della Nazionale Davide Astori, deceduto improvvisamente nella notte precedente: “E’ un giorno triste per lo sport italiano: anche se non lo conoscevo, dedico questo trofeo a Davide”.

Nella stessa serata che ha visto Fognini protagonista in Brasile, Sara Errani sbancava il Wta 125 di Indian Wells, torneo inserito in quella categoria ibrida che il circuito femminile ha voluto per fare da ponte tra i tornei Itf e le prove più importanti. Il tabellone peraltro era di alto livello, ma Sara (scattata dalle qualificazioni) ha dimostrato una condizione invidiabile, battendo sei americane e – in finale – l'ucraina Kateryna Bondarenko. Che oggi non sarà uno spauracchio, ma è stata pur sempre top 30 e sa bene come gestire le fasi decisive di un torneo. Un successo, quello dell'azzurra, che la proietta nuovamente tra le top 100, e che potrebbe essere un trampolino di lancio verso un approdo (almeno) tra le top 50. Nel momento in cui ha ritrovato la fiducia, accanto allo storico coach Pablo Lozano, Sara ha pure ritrovato quelle armi che l'avevano portata tra le top 10, e che l'avevano resa famosa come una delle lottatrici del Tour in rosa. E pazienza se il servizio rimane un colpo instabile: perché laddove c'è un problema, c'è pure un'opportunità. Per esempio, quella di usare la creatività, come nel caso della battuta dal basso nel match-point che le ha consegnato il titolo di Indian Wells.