blog
home / BLOG / L’ITALIA DI DOMANI

L’ITALIA DI DOMANI

Pubblicato il 1 marzo 2018

Se tra le donne abbiamo vissuto di recente un'epoca d'oro, il tema dell'attesa del campione italiano tra gli uomini è attuale da ormai 40 anni, dai tempi dello straordinario quartetto che ci portò la Davis, gli Slam, i top 10: Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli. Ma il vero obiettivo di un movimento è quello di produrre buoni giocatori, creando una base solida dalla quale poi pescare i top players. Creando quel terreno fertile da dove è più facile che sboccino nuovi talenti. Oggi l'Italia del tennis è questo: un terreno da coltivare dal quale potrebbero – il condizionale è d'obbligo – crescere elementi interessanti. Perché mai come oggi, almeno negli ultimi 20-30 anni, si sono visti tanti giovani con un potenziale di alto livello.

Basta dare un'occhiata alla 'Race', la classifica che tiene conto dei risultati del 2018. Matteo Berrettini, 21enne romano, recente vincitore del Challenger di Bergamo, occupa la posizione numero 59. Ma poco più indietro, al numero 93, c'è Lorenzo Sonego, il 22enne torinese che ha stupito tutti in Australia. Il terzo azzurro è un altro ragazzo piemontese, Stefano Napolitano, che con Sonego non condivide solo la regione ma pure l'età. E tutto sommato ha cominciato bene la stagione anche il marchigiano Gianluigi Quinzi, mentre il suo amico (e compagno in Nazionale ai tempi delle giovanili) Filippo Baldi è in costante crescita da un anno a questa parte. Un quintetto di cui per ora non fa parte Matteo Donati, altro piemontese di grande talento, che pareva già sbocciato qualche anno fa e che adesso deve ritrovare una fiducia persa dopo alcuni infortuni e qualche sconfitta di troppo.

Nessuno di loro, probabilmente, può bruciare le tappe e salire tutto d'un fiato come hanno fatto altri coetanei, i vari Chung, Shapovalov, Rublev e compagnia. Ma il fatto di procedere più lentamente non significa necessariamente dover rimanere dietro per tutta la carriera. Si dice spesso che gli italiani maturino tardi, e in particolare nello sport si tratta di un dato oggettivo difficilmente contestabile. Ma questo gruppetto di under 23 ha dimostrato negli ultimi dodici mesi un carattere non comune e una voglia di emergere che porta a pensare a una sorta di promessa collettiva. O almeno questo è quello che il tennis azzurro si augura, in un momento in cui al vertice abbiamo due giocatori come Andreas Seppi e Fabio Fognini, ancora perfettamente in forma ma certamente avviati verso la fase finale della loro carriera.

Ognuno dei ragazzi che possiamo annoverare tra le nostre promesse ha almeno un'arma importante da far valere nel tennis degli Anni Duemila. C'è Berrettini che punta sulla combinazione servizio-diritto, già a livelli da top players; c'è Napolitano che è lo specchio della solidità abbinata a un gioco aggressivo; c'è Sonego che è l'esuberanza fatta persona; ci sono Quinzi e Baldi che quanto a fase difensiva hanno poco da imparare; e infine c'è un Donati che ha un bagaglio tecnico completo, più di chiunque altro, e che deve 'soltanto' mettere assieme i vari pezzi per far funzionare l'ingranaggio in maniera efficace. Per tutti, i margini di crescita sono enormi. Ma intanto il capitale umano – termine poco felice ma che rende l'idea – è di qualità eccellente, come raramente ci era capitato in passato. I tecnici che seguono questi ragazzi hanno in mano il futuro del tennis italiano, e hanno la responsabilità di raccogliere il massimo possibile dal loro potenziale. Che, per una volta, è pari o addirittura superiore a quello di tanti altri Paesi tennisticamente evoluti.