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SEPPI, ELOGIO DELLA SEMPLICITÀ

Pubblicato il 22 febbraio 2018

Grazie alla semifinale conquistata a Rotterdam è salito al numero 7 della 'Race', la classifica che tiene conto dei risultati di questi primi due mesi del 2018. E così, da un possibile crollo fuori dai top 100, Andreas Seppi si ritrova a essere nuovamente protagonista, come forse mai era stato in passato. Il tutto a 34 anni, che magari nel tennis di oggi non sono un'età da ritiro (come Federer insegna), ma che comunque lo mettono tra i 'meno giovani' del Tour. Ora la pausa, ormai consueta, per l'infiltrazione all'anca, che lo costringerà a saltare i due Masters 1000 della primavera americana. Ma del resto è giusto così, perché proprio da una gestione estremamente attenta dell'aspetto fisico-atletico passa questa seconda parte di vita sportiva dell'altoatesino. Quella gestione attenta che lo stesso Seppi ha ammesso di aver trovato un po' tardi nel percorso: un piccolo rimpianto in una carriera vissuta al cento per cento delle proprie possibilità.

“Gioca molto meglio ora di qualche anno fa”, dice senza paura coach Massimo Sartori, e in effetti vederlo in campo è un piacere: decisamente più propositivo, nessun timore di prendere rischi, nemmeno con quel diritto che spesso in passato lo aveva tradito nei momenti cruciali. Ora Andreas è un uomo maturo, ha fatto tesoro delle esperienze positive e negative accumulate in una quindicina d'anni di presenza costante nel Tour, e non vuole fermarsi proprio ora, quando qualche soddisfazione – anche molto importante – può ancora arrivare. Già in Australia, del resto, si era visto che questo Seppi può dire la sua pure nei tornei dello Slam, sulla distanza dei 3 set su 5. Con quell'ottavo di finale perso (con rimpianti) di fronte a Edmund, che ci ha lasciato un po' tutti con l'amaro in bocca, senza l'approdo ai quarti di un Major che rimane un tabù difficile da superare.

Andreas è entrato per la prima volta tra i top 100 nel 2005, e da quel momento ha sempre chiuso l'anno ben sopra quella soglia che separa il tennis dei grandi da quello dei giocatori che cercano un posto al sole faticando nel Tour minore. Un esempio di continuità che è soprattutto un elogio della semplicità: nessun segreto particolare, nessun cambio drastico e nessun colpo di testa. Solo tanto lavoro con uno staff che negli anni è cresciuto insieme a lui, e che adesso può ottimizzare ogni singola ora di lavoro. Seppi è un modello da seguire per tutti i giovani italiani che si stanno affacciando nel mondo dei 'pro', ed è una risorsa che sarebbe meglio non perdere per il futuro, quando arriverà il momento del ritiro. L'altoatesino sta spostando la sua base negli Stati Uniti, in Colorado, dove costruirà una famiglia insieme alla moglie Michela. Un sogno che entrambi vogliono provare a vivere, e che probabilmente nemmeno il tennis potrà allontanare. Ma in ogni caso, in qualunque parte del mondo voglia stabilirsi, Andreas potrà dare il suo contributo. Con la stessa naturalezza con cui ha vissuto una carriera da applausi.