blog
home / BLOG / THIEM, TERRA PROMESSA

THIEM, TERRA PROMESSA

Pubblicato il 20 febbraio 2018

“Ero venuto qui per vincere il titolo e qualsiasi altra soluzione non sarebbe stata di mio gradimento”. Dominic Thiem parla chiaro, dopo il successo colto a Buenos Aires, giunto a un anno di distanza dall'ultimo, Rio 2017. Ma non sono le parole di uno spaccone, di uno che pecca di eccessiva sicurezza. Sono solo le parole di un ragazzo che, a 24 anni, sta cercando una sua dimensione, tra le certezze sulla terra e i dubbi che ancora permangono sulle altre superfici. “Perché in effetti – conferma lui – quando trovo campi lenti mi trovo sempre a mio agio, nonostante sia migliorato anche sugli altri terreni”. Numero 4 del mondo alla fine dello scorso anno, numero 6 oggi, Dominic ha margini di crescita enormi, e basta guardare il suo cammino negli Slam per rendersene conto: due semifinali a Parigi come migliore risultato, poi il nulla o quasi, con la soglia degli ottavi di finale che appare un muro ancora troppo alto.

Eppure il gioco per sfondare ovunque non gli manca, il talento nemmeno. Solo che quelle aperture così ampie, così come quel tennis per certi versi un po' datato, diventano un'arma a doppio taglio in questi tempi di evoluzione stilistica: Thiem fa spettacolo con quel suo rovescio regale, attira gli occhi dei curiosi e degli appassionati più nostalgici, ma alla fine vince molto meno degli altri top 10. Così deve sempre recuperare, deve sempre trovarsi in affanno e cercare di mettere delle pezze, quando il suo braccio gli potrebbe consentire di essere quello che detta i tempi, non quello che li subisce. Così aumenta una certa frustrazione per quello che potrebbe essere e che non è, malgrado sia difficile usare questa parola – frustrazione – per uno che rimane stabilmente nei top 10 a un'età in cui per molti quel traguardo è soltanto un sogno. Peraltro il movimento austriaco, in tema di top players, vanta un precedente illustre, uno che riuscì a costruirsi una classifica da numero 1 dominando sulla terra e combinando ben poco al di fuori del mattone tritato.

Si chiama Thomas Muster, è stato un esempio di umiltà e dedizione al lavoro, e ancora oggi ce lo ricordiamo per quel recupero ritenuto da molti impossibile, dopo l'incidente che gli fracassò una gamba. E a proposito di Thiem, dice: “Credo proprio che possa diventare numero 1 un giorno, ma se mi chiedete certezze, non ve ne posso dare. Il percorso è lungo e durissimo, e se penso che possa farcela, dall'altra parte suggerisco di tenere le aspettative un po' meno alte. Perché questo lo aiuterà sicuramente a trovare la condizione ideale per esprimersi al meglio su ogni terreno”. Un suggerimento che Dominic ha colto, da persona intelligente quale è, mantenendo un profilo basso un po' per la sua natura, un po' per via dei risultati che tardano ad arrivare. Come accaduto in Australia, quando a fermare la sua corsa ci si è messo il sorprendente Sandgren. Da Buenos Aires, torneo che nel mirino dei grandissimi non c'è nemmeno, il 24enne di Wiener Neustadt può ripartire per togliersi di dosso un'etichetta di terraiolo che ormai non è più ammessa nel vocabolario tennistico del nuovo millennio.