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DOPPIO PORTAFORTUNA

Pubblicato il 3 febbraio 2018

La tradizione del doppio in Italia parte da lontano e ha prodotto spesso coppie di altissimo livello. L'ultima in ordine di tempo è quella formata da Fabio Fognini e Simone Bolelli, due singolaristi prestati alla gara di coppia che però, nel tempo, sono riusciti a trovare gli schemi giusti per arrivare addirittura a vincere uno Slam, a Melbourne nel 2015. Così non sorprende che, una volta riunitisi in Davis, a Morioka di fronte al Giappone, abbiano ritrovato le sensazioni positive di un tempo, per mettere a tacere un duo, quello nipponico, decisamente meno conosciuto ma tutt'altro che innocuo. Fabio e Simone hanno chiuso in quattro set contro Mclachlan e Uchiyama, rischiando di andare al quinto ma trovando nei momenti decisivi le soluzioni vincenti per dare alla Nazionale di Barazzutti un punto del 2-1 che può essere decisivo. Nei singolari di chiusura, Fognini-Sugita e Seppi-Daniel, non ci sarà nulla di scontato, ma in entrambi i casi sono gli azzurri a partire favoriti.

Il ligure e l'emiliano hanno cominciato la loro avventura nel team tricolore nel 2011, superando i cileni Aguilar e Massu e contribuendo così a riportare l'Italia nel Gruppo Mondiale. Fu un momento decisivo per il tennis azzurro e da lì, probabilmente, i due hanno trovato la fiducia necessaria a provarci davvero, con tutta la serietà che fino a quel punto avevano dedicato solo al singolare. Il loro score in Davis parla di sette vittorie su nove partite, e la cosa curiosa è che le uniche due sconfitte non hanno inciso negativamente sul risultato del confronto: sia contro la Gran Bretagna nel 2014, sia contro l'Argentina lo scorso anno, l'Italia riuscì a spuntarla comunque per 3-2. Sono un paio, in particolare, i successi da mandare in bacheca: sotto il profilo emozionale, non si può non citare la sfida agli argentini Schwank e Zeballos, vinta in quattro set nel primo turno del 2014, tappa iniziale di un percorso che ci portò fino alla semifinale. Ma, sotto il profilo tecnico, fu ancora più importante la vittoria contro la Croazia di Cilic e Dodig, sempre in quattro parziali, nel 2013.

Si parlava di tradizione. In Italia, da Cucelli/Del Bello in poi, il doppio ha spesso trovato rappresentanti in grado di lasciare il segno. Il duo che resterà nella storia è quello formato da Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola, vincitori al Roland Garros nel 1959 e finalisti a Wimbledon tre anni prima, in un'epoca in cui dall'altra parte della rete potevi trovare gente come Hoad/Rosewall o Emerson/Fraser. In seguito, arrivarono Panatta e Bertolucci, che vinsero sì la Davis nel 1976, ma senza riuscire a mostrare quella stessa determinazione, quello stesso affiatamento, nei quattro Major. Dopo di loro, una coppia che avrebbe potuto sfondare, come quella formata da Omar Camporese e Diego Nargiso, ma che si fermò ad alcuni piacevoli ricordi in azzurro (come nel 1991 in Germania) e a una vittoria nell'Atp di Milano nel 1990 che non fu – purtroppo – un punto di partenza verso una carriera di alto profilo. Troppo diversi in tutto, non solo nel tennis, i due decisero che era il caso di trovare compagni diversi, e così un potenziale doppio italiano all'altezza della storia passata non riuscì a prendere forma. Anche Fognini e Bolelli, che avendo vinto uno Slam possono essere messi senza dubbio sul podio tricolore di ogni tempo, viaggeranno divisi in questo avvio di 2018, almeno nel Tour. Divisione che però potrebbe essere, e visti i risultati c'è da sperarlo, solamente temporanea.