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INTRUSI O NUOVE STELLE?

Pubblicato il 24 gennaio 2018

Avevamo chiuso il 2017 con uno Us Open infarcito di sorprese, dal finalista Kevin Anderson al semifinalista Pablo Carreno Busta, solo per citare le due più clamorose. E ripartiamo dal 2018 con un altro Slam che propone nomi nuovi nei giorni decisivi. Nomi nuovi per davvero, stavolta, e non vecchie conoscenze o buoni giocatori maturati tardi. Il 21enne Hyeon Chung e il 23enne Kyle Edmund sono volti che gli appassionati si aspettavano di trovare in alto. Forse però non così presto, non dal Major australiano. Invece il coreano ha dimostrato che quella consistenza con la quale aveva sorpreso tutti alle Next Gen Finals di Milano, non era un'arma destinata a spaventare soltanto i suoi coetanei. A Melbourne, ne hanno fatto le spese sì Medvedev e Zverev, ma pure Novak Djokovic e l'altra rivelazione downunder, Tennys Sandgren. Ciò che colpisce, di questo ragazzo mite fuori dal campo ma molto deciso quando gioca, è che unisce mobilità e pesantezza dei colpi come se fosse la cosa più semplice del mondo. Un fisico, quello di Chung, forgiato da tanto lavoro e sicuramente ben predisposto naturalmente per fare tutto ciò che serve nel tennis. Un giocatore che si può dunque definire costruito, ma che di certo non manca di talento tecnico, nonostante i margini di miglioramento siano ancora decisamente importanti.

Il discorso è abbastanza simile per Edmund, il britannico 'di riserva' che – vista l'assenza di Murray – ha pensato bene di prendersi quel ruolo di protagonista che molti gli pronosticavano già da qualche anno. Anche per Kyle il salto di qualità è passato da un irrobustimento muscolare evidente nel corso dell'ultimo periodo, che gli ha permesso di non trovarsi mai in difficoltà sotto il profilo fisico. Nemmeno contro Grigor Dimitrov, il terzo favorito dell'Open australiano, che in realtà ha dovuto cedere anche per via di un divario tecnico piuttosto chiaro sul lato del rovescio. Muscoli, corsa e tecnica, dunque: una ricetta che sa di prototipo di giocatore del futuro, o forse del presente. Non bisogna più scegliere tra una cosa e l'altra: per sfondare davvero ci vogliono tutte e tre, come insegna, da quindici anni a questa parte, un certo Rafael Nadal.

Anche le donne hanno la loro sorpresa. E se Elise Mertens, 22 anni da Leuven, Belgio, non può avere un appeal mediatico straordinario, a guardarla giocare c'è da restarne affascinati. Sempre alla ricerca dell'anticipo, in particolare col rovescio, si è costruita un tennis completo che nel Tour femminile è merce rara. E per questo riesce a fare la differenza anche di fronte ad avversarie (per ora) meglio piazzate nel ranking, come Elina Svitolina, che già pregustava uno Slam da protagonista assoluta. Quello che una volta era il torneo delle sorprese (ricordate Thomas Johansson nel 2002?) potrebbe dunque tornare a esserlo in questo 2018. Ma i vari Federer, Cilic, e tra le donne Halep e Wozniacki, saranno d'accordo? E ancora, tutti questi nomi nuovi emersi a Melbourne, sono all'inizio di una carriera da top players o hanno trovato le due settimane della vita? Restano quattro giorni per scoprirlo.