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L’AUSTRALIA CHE SCOTTA

Pubblicato il 11 gennaio 2018

Maglietta verde girocollo per Roger Federer, camicia e pantaloni neri per Maria Sharapova. Sono loro che hanno virtualmente dato il via al primo Slam dell'anno presenziando al sorteggio degli Australian Open 2018. L'Australia che scotta, con il caldo record registrato nei giorni scorsi (oltre 47 gradi), alza ancora di più la temperatura con i primi scenari Slam della stagione. L'opinione comune Down-Under vuole che i campi siano abbastanza veloci e che le palle tendano a “volare” molto, il che fa salire ancora di più le quotazioni di chi tira e serve forte. Ecco perché Nadal, che affronta subito il dominicano Estrella Burgos e che guarda tutti i 128 dall'alto, dovrà fare attenzione agli incroci pericolosi prima con John Isner (eventuale ottavo di finale) e poi con Marin Cilic (quarto), uno che di ace e di Slam ne sa qualcosa (11,1 ace di media a partita e Us Open 2014 vinti).

Il secondo spicchio di tabellone maschile invece ha già appiccicata addosso un'etichetta. O meglio, un'hashtag: Next Gen. Sì, perché al primo turno spicca un derby da vedere tra il mancino canadese Denis Shapovalov e il greco Stefanos Tsitsipas, un ritorno al futuro visto lo splendido rovescio a una mano che entrambi possono sciorinare. Nella stessa foresta di primi turni però spicca anche il nome di Andrey Rublev, che oltre al coach spagnolo (Fernando Vicente) si troverà pure un avversario spagnolo. Non uno qualunque, ma quel David Ferrer che è ormai lontano dai tempi belli ma che difficilmente, per esperienza e tenacia, si batte da solo. E un boccone Next Gen in questa parte di draw dovrà inghiottirlo pure l'azzurro Andreas Seppi, che a 33 anni proverà ad arginare l'esuberanza del 18enne francese Corentin Moutet.

Scorrendo verso il basso si trova anche Novak Djokovic. Che adesso continua a lanciare messaggi incoraggianti ma che non ha ancora rassicurato il mondo sulla sua presenza a Melbourne. Bene, per il serbo al via nello stesso quadrante di Stan Wawrinka, ci sarebbe (condizionale d'obbligo finché non verranno sciolte tutte le riserve) Donald Young, promessa statunitense mai mantenuta. Il problema, per Nole, è che al secondo turno potrebbe esserci già il francese Gael Monfils, fresco vincitore del torneo di Doha e atteso al via a Melbourne da un qualificato. Nell'ultimo scalino, poi, c'è lui: il ragazzino di 36 anni col maglioncino verde e con 19 Slam in tasca: Federer inaugura il suo Slam con lo sloveno Bedene e con l'occhio al galletto Richard Gasquet, possibile avversario al terzo turno. Ma Roger dovrà fare attenzione, e molta, anche agli spilungoni Milos Raonic e Juan Martin Del Potro, sfavoriti ma insidiosi per caratteristiche. E prima della semifinale anche a David Goffin, che all'ultimo Master di Londra gli diede un dispiacere.

E poi ci sono le donne. Con un tabellone rosa in cui appare un raggio di speranza azzurra. Lo fa con Camila Giorgi, capace di accenderlo da Sydney, dove ha battuto Stephens, Kvitova e Radwanska. Camila inizia il suo cammino contro una qualificata. Ma è nel quarto di Simona Halep, n.1 Wta. La rumena dal canto suo deve fare attenzione a non cadere in anticipo: perché dietro l'angolo, in un eventuale terzo turno, potrebbe affrontare proprio la ceca Petra Kvitova. Sempre nella parte alta, Maria Sharapova apre con la tedesca Tatjana Maria, per poi proseguire sulla via di Anastasija Sevastova e Angelique Kerber. Sono nella parte bassa Venus Williams, protagonista di un esordio interessante contro la svizzera Belinda Bencic, l'ultima vincitrice Slam Sloane Stephens, opposta alla cinese Shuahi Zhang, e una delle vere favorite, l'ucraina Elina Svitolina.

Qui, nell'ultimo quadrante, c'è anche il derby delle regine al Roland Garros tra Francesca Schiavone (vincitrice nel 2010) e Jelena Ostapenko (2017). Un match che va a impreziosire la parte presidiata dalla danese Caroline Wozniacki. Sono questi i primi passi lungo una strada che vale 55 milioni di dollari (montepremi complessivo, con 4 milioni a testa per i vincitori dei singolari). E la temperatura continua a salire.