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KYRGIOS VINCE… MA CONVINCE?

Pubblicato il 9 gennaio 2018

Troppo presto. Il primo torneo dell'anno non basta per dirci davvero se Nick la peste sta diventando grande per davvero. Ma per gli estimatori di Kyrgios (non moltissimi, per ora) le buone notizie si trovano. Perché di certo c'è che nel percorso che lo ha portato al titolo di Brisbane, non proprio il tabellone più complicato del reame ma pur sempre un alloro ATP, l'australiano ha messo sotto anche il protagonista di fine 2017. Quel Grigor Dimitrov che a Londra in novembre aveva conquistato il titolo più importante della sua carriera alle ATP Finals e che adesso parte in cerca di conferme continuando a doversi preoccupare solo part-time dei Fab Four – o di quel che ne resta – e degli altri big da cartellone.

Ma torniamo a Kyrgios. Qualche colpo in campo e qualche parola ai giornalisti lasciano intravedere orizzonti sereni. Il cannone al posto del braccio non è mai mancato, ma la voglia di usarlo (e di allenarlo), quella sì, spesso ha latitato. C'è un però: anche solo una polemicuccia accennata (“Noi australiani penalizzati perché il circuito si snoda in maggior parte lontano da casa nostra”, ha detto in un sussulto d'improvviso interesse per il tennis) potrebbe rappresentare una spia positiva. E con un braccio come il suo, potrebbe anche bastare.

Il braccio non fa difetto nemmeno alla schiera di Next Gen partiti con l'obiettivo di arrivare a Milano a fine stagione. Un viaggio lungo lungo che è cominciato Down-Under e che vede al volante un protagonista assoluto della prima, sperimentale edizione 2017: Andrey Rublev. Il biondino russo ha ricominciato da dove aveva lasciato, cioè martellando diritti a tutta velocità. Diritti che questa volta lo hanno portato in finale a Doha, dove ha ceduto al francese Gael Monfils conquistando però 150 punti che lo mettono subito al comando della Race verso Milano e che lo distanziano di 60 lunghezze dal nuovo, papabile protagonista 2018 tra gli Under 21. Cioè Alex De Minaur, australiano nato a Sydney, già semifinalista a Brisbane e ora molto atteso a Melbourne.

Intanto, sotto il cielo WTA, Mamma Serena non è ancora pronta. E questa volta non è l'opinione più o meno informata di un addetto ai lavori. È la sentenza del campo. Giunta, inappellabile, dall'esibizione di Abu Dhabi. Lì è arrivata una sconfitta del tutto ininfluente contro Jelena Ostapenko, ma anche una conferma (pesante): la più vincente delle sorelle Williams non è ancora pronta. Tesi confermata da coach Mouratoglou, che parlando a ESPN ha fatto capire che probabilmente Serena la rivedremo a Indian Wells. E così in contumacia Williams a farla da padrona nel circuito in rosa torna a essere la caccia a una numero 1 stabile.

Anche in questo caso è troppo presto per sbilanciarsi in analisi che, visto l'andazzo, verrebbero smentite dalla prima ondata di marea. Simona Halep ha vinto da n.1 il suo primo titolo dell'anno (a Shenzhen), ma un occhio attento se lo merita pure l'ucraina Elina Svitolina. Prova ne siano i tre game lasciati in finale a Brisbane alla bielorussa Sasnovich (occhio anche a lei) e i due set con cui ha liquidato la ceca Karolina Pliskova, n.4 al mondo e reginetta pro tempore nel 2017. Spazio ci sarà per tutte, durante l'anno, probabilmente a corrente alternata. Anche per Garbine Muguruza, reduce da una prima settimana da incubo. Tra ritardi aerei, crampi e cadute (costretta al ritiro al 2° turno a Brisbane contro la serba Krunic), la campionessa in carica di Wimbledon ha ancora qualcosa da dimostrare. Due Slam in bacheca (con Parigi 2016), di questi tempi non bastano.