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CHUNG, STELLA INATTESA

Pubblicato il 11 novembre 2017

A fine Anni 80 si affacciò sulla scena internazionale un giocatore che sconvolse il mondo del tennis per il suo modo decisamente atipico di intendere questo sport. Michelino Chang, americano di nascita ma di origine cinese, vinse il Roland Garros a 17 anni e 3 mesi e cambiò per sempre il modo di intendere il concetto di difesa, mettendo fisico e tenuta psicologica al servizio del muro costruito per difendersi dalle bordate dei migliori dell'epoca. Oggi un altro ragazzo con gli occhi a mandorla cerca di costruire lo stesso muro, aggiungendo però un tennis esplosivo a tutto campo che a Milano, sponda Next Gen Atp Finals, lo ha portato fino all'ultimo atto. Rispetto a Chang cambia solo una vocale, ma il coreano Hyeon Chung in realtà ha molto di diverso rispetto al suo predecessore. Tra gli otto migliori under 21 presenti alla Fiera di Rho, è il più pronto e strutturato sotto il profilo fisico-atletico. Nessuno ha la sua forza e nessuno ha la sua rapidità, dunque il vantaggio di partenza è piuttosto evidente. 

Inoltre, Chung ha la maturità per non mollare, anche quando il tennis espresso non è quello dei giorni migliori. Come nei due set persi contro Daniil Medvedev in semifinale: molti dei suoi coetanei si sarebbero arresi agli eventi, a una situazione che pareva compromessa più sul piano mentale che non su quello del punteggio. Lui no, ha ripreso a crederci: “Semplicemente – ha spiegato a fine gara – tornando a fare quello che avevo messo in pratica nei primi due set”. Facile? Mica tanto. Infatti gli altri sette lo guardano con una certa invidia, cercando di capire come fa, uno così giovane e alle prime esperienze nel Tour, a essere pure così stabile e inscalfibile alle delusioni. “Me lo ricordavo più falloso – sottolinea Gianluigi Quinzi, che lo conosce bene per averlo battuto in finale a Wimbledon juniores nel 2013 – invece oggi è diventato un giocatore completo che sbaglia poco o nulla. Se vuoi vincere la partita, devi prendertela tu, lui non la regala”.

Sarà il mantra di Andrey Rublev, il russo che nella finale 'Next Gen' cercherà di prendersi la rivincita del match del girone, perso piuttosto male in tre set. Una finale affascinante perché offre un confronto di stili tra il 'picchiatore' Andrey e il 'rematore' Chung, tra chi cerca di conquistare il punto con ogni colpo e chi cerca di distruggere sistematicamente il gioco altrui. Perché il coreano è un po' come un virus, che si installa nel computer e non permette di proseguire nel lavoro. È una stella inattesa, già numero 54 Atp e con l'asticella posta parecchio più in alto. Per arrivare dove, non lo sa nemmeno lui, ma probabilmente non si pone il problema. L'obiettivo è il lavoro quotidiano, e che a fine carriera il risultato sia top 10, top 20 o chissà che altro, tutto sommato nella sua logica non cambia nulla. L'unica certezza è che arriverà più in alto che può, senza rimpianti. Per un under 21, non è affare di poco conto.