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NEXT GEN TRA FASCINO E INNOVAZIONE

Pubblicato il 8 novembre 2017

È difficile, quasi impossibile, giudicare un evento tanto complesso e futuristico come le Next Gen Atp Finals da una sola giornata. Tanto più se questa giornata è la prima dell'anno zero. Ma una cosa è già chiara: il format affascina, piace la freschezza, piacciono i tempi concentrati e piace il contorno. Al pubblico e ai giocatori. Al padiglione 1 della Fiera di Rho, quella di martedì è stata la giornata dei russi, con le vittorie di Daniil Medvedev e Andrey Rublev. Ma è stata un po' anche la giornata di Gianluigi Quinzi, il mancino marchigiano che ritrovava un grande palcoscenico dopo un lungo periodo di difficoltà nel passaggio dal mondo junior a quello dei professionisti. Gianluigi ha perso un match serale di un'ora e 45 minuti proprio contro Rublev, ma lo ha fatto al termine di 5 set, mostrando come quel tennis che aveva entusiasmato il movimento tricolore quattro anni fa non si è affatto perso.

È stata la giornata dei russi, si diceva, e proprio un russo, Medvedev, è stato tra coloro che hanno riservato commenti positivi alla nuova formula. Sentite qui: “Mi sono divertito, è bello vivere un torneo con queste caratteristiche: fresco, rapido, innovativo. La prima regola a essere introdotta a livello Atp potrebbe essere lo shot clock, visto che ormai se ne parla da tanto e non cambia granché rispetto a oggi. Giocare al meglio dei quattro game, invece, fa una grande differenza. Se perdi la concentrazione per un minuto, rischi di perdere il set, come è accaduto a me all'inizio del match contro Khachanov. È decisamente stimolante, ma pure questo mi piace, e molto. Come mi piace il coaching. Il tennis era rimasto uno dei pochi sport a non permetterlo, e mi pare che questa regola vada nella direzione giusta”.

Un altro sostenitore del tennis 4.0 è Alexander Zverev, che nel torneo non è presente, ma ha voluto comunque giocare un match di esibizione contro Stefanos Tsitsipas, al termine della sessione pomeridiana: “Queste regole mi piacciono. Nemmeno il pubblico che si può spostare mi ha creato problemi. Ci tenevo a essere presente oggi a Milano, anche se non ho potuto partecipare al torneo. Quest'anno ho vissuto una stagione straordinaria, e in particolare la vittoria di Roma mi ha lasciato qualcosa di speciale”. Insomma, tutti contenti o quasi, se tralasciamo i mugugni di Khachanov e qualcuno del pubblico molto affezionato al tennis dei gesti bianchi, decisamente diverso da un torneo che strizza l'occhio al pubblico più giovane e che sta tentando di costruire qualcosa di molto diverso da quello che già esiste.

Nella giornata che ha promosso anche Chung (su Shapovalov) e Coric (su Donaldson), abbiamo visto otto ragazzi che hanno un presente brillante nel Tour (tutti, fatta eccezione per Quinzi, sono stati almeno top 50 per una settimana), e un futuro di altissimo livello da scrivere. Difficile capire chi tra di loro avrà quella continuità necessaria per arrivare in vetta a insidiare Nadal e Federer, o il coetaneo Zverev. Ma già sono ben chiare le caratteristiche che ognuno di loro andrà a sviluppare: chi punterà sui colpi robusti e sulle accelerazioni come Rublev, chi sulla fantasia come Shapovalov, chi sulla solidità da fondo come Coric e Chung. In fondo questo Masters dei giovani è bello pure per questo, per la varietà di stili che porta con sé.