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SULLE ORME DI SERENA

Pubblicato il 15 settembre 2017

Il tennis femminile continua a procedere senza una vera padrona, e questa è forse l'unica certezza durante un (lungo) periodo di instabilità al vertice che mai si era visto in passato, almeno in questi termini. Ma proprio questa instabilità permette di trovare in ogni torneo qualche storia interessante da raccontare. Dagli Us Open, per di più, non arriva una storia singola bensì di gruppo. Un gruppo di ragazze americane che sta tentando di ridare vitalità a un mondo, quello delle racchette a stelle e strisce, fino a un anno fa troppo legato a Serena Williams per riuscire a trovare qualche ricambio. Ora che Serena è impegnata a fare la mamma, emergono tutte insieme alcune di quelle giovani che parevano un po' perse per strada, e che invece a New York hanno saputo tirare fuori gli artigli.

Facile partire da Sloane Stephens, quella che il titolo dello Slam americano lo ha vinto, in un'annata che era cominciata con un'operazione al piede e il conseguente tracollo in classifica. Da quel problema, Sloane ha saputo costruire il suo successo, arrivando a Flushing Meadows carica come mai e imperturbabile persino quando la situazione portava a far tremare le vene ai polsi. Certo una mano gliel'ha data pure la sua rivale, Madison Keys, troppo lontana dal suo rendimento abituale per costituire una minaccia, ma la Stephens ha saputo tenere un livello costante che non è semplice da mettere sul piatto quando in palio c'è il torneo più importante della vita. Stephens e Keys, rispettivamente 24 e 22 anni, sono il presente del tennis americano (e mondiale), insieme all'altra semifinalista di New York, la 25enne Coco Vandeweghe. Tutte 'nipotine' di quella Venus che è stata sconfitta dalla Stephens per 7-5 al terzo a un passo dalla finale.

Ma c'è di più. Nel torneo juniores, in finale è giunta una ragazza che ha solo 13 anni, ma che sta già mostrando le stimmate della campionessa. Si chiama Cori Gauff e durante la settimana dedicata alle under 18 è stata la grande protagonista, finendo sulle pagine di quotidiani e siti web e mettendo in secondo piano persino la vincitrice, la 16enne Amanda Anisimova, nome russo ma passaporto – pure lei – americano. Cori proviene da una famiglia di sportivi di buon livello, è cresciuta in Florida, si allena sotto l'ala di Mouratoglou e ammira Serena Williams, pur avendo qualcosa nei gesti della sorella maggiore Venus. Per lei, dopo questo risultato che non poteva non fare rumore, si sono mosse star di prima grandezza. Intanto per farle i complimenti, poi per dire che la Wta dovrà rivedere un regolamento che impedisce alle giovanissime di svolgere un'attività continuativa nel circuito. Un regolamento che tutela le under 14 e le under 16 da un percorso troppo logorante, ma che in questo caso potrebbe togliere spazio a un talento precoce in fase di esplosione.