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GARANZIA FAB 4

Pubblicato il 10 luglio 2017

La prima settimana di Wimbledon maschile, in fondo, non ha fatto che confermare i pronostici. Ma siccome era dal 2011 che tutti e quattro i Fab Four non arrivavano insieme al traguardo degli ottavi, c'è da chiedersi se il quartetto che da un decennio a questa parte domina il tennis mondiale non stia addirittura staccando ulteriormente i rivali, invece che subirne la rimonta. Tra Murray, Djokovic, Federer e Nadal, soltanto il britannico ha perso un set (contro Fognini), mentre per gli altri è stata poco più di una formalità, con solo qualche piccolo tentennamento di Roger a creare una vaga, molto vaga, preoccupazione.

Murray è quello che è piaciuto di meno, e tutto sommato c'era da aspettarselo dopo che la vigilia è stata costellata da mille dubbi, in particolare sulle sue condizioni fisiche. Pare che il problema all'anca sia ormai superato, ma di sicuro il numero 1 del mondo non è ancora all'altezza della sua fama, così come di quando vinse su questi campi, nel 2013 e lo scorso anno. La sorpresa positiva è Novak Djokovic, arrivato con poche aspettative e con poca considerazione da parte degli addetti ai lavori, e cresciuto al punto da mostrare una sicurezza che sembrava aver perso da tempo. In particolare il match con Gulbis ha segnato un deciso cambio di rotta: dalla rimonta nel primo set (quando si è trovato sotto di un break, 4-2) al dominio nel resto dalla sfida, il serbo ha mostrato una decisione e una cattiveria agonistica che fanno ben sperare Andre Agassi, abbrustolito in tribuna dall'anomalo caldo londinese.

Federer non ha brillato, ma non ne ha avuto bisogno. E uno dei tratti caratteristici della rinascita di Roger è proprio la capacità di saper dosare le energie in relazione alla difficoltà dell'impegno. C'è da credere dunque che con il passare dei giorni la condizione cresca. E infine c'è Rafa, proprio lui che negli ultimi anni a Wimbledon aveva quasi sempre deluso, con cinque partite vinte dal 2012 al 2015 e l'assenza di dodici mesi fa. Lo spagnolo non ha trovato nessun ostacolo troppo duro (Millman, Young e Khachanov), ma il modo in cui ha tenuto a bada i rivali è un segnale chiaro per gli altri pretendenti al trono. In particolare in un'annata dove le condizioni dei campi sembrano essere ancora più lente che nel recente passato.

Ora però si fa sul serio e cominciano le sfide da 'blockbuster'. Federer-Dimitrov, per esempio, con il vero Re opposto a quello che gli somiglia di più nei gesti tecnici, decisamente meno nei risultati. I precedenti sono cinque e tutti per il basilese, ma se c'è uno adatto a realizzare un passaggio di consegne, per qualità e talento, questo è proprio il bulgaro, ex mister Sharapova. In ordine di difficoltà, il secondo gradino tocca a Nadal, che ha una partita tutt'altro che semplice contro Gilles Muller. Un 'vecchietto' mancino (ha 34 anni ma ne dimostra di più) che sta attraversando il momento più bello della carriera, è numero 26 al mondo e sull'erba vale pure qualcosa di meglio, con quel servizio a uscire e le volèe di un tempo che non c'è più. Dovrà fare attenzione pure Murray, perché Benoit Paire non sarà il massimo della continuità, ma quando trova le due ore nelle quali il genio supera la follia, può diventare insidioso per chiunque. E infine c'è Nole, che contro Mannarino dovrebbe avere, in teoria, la sfida più abbordabile dei Fab Four. Tutto il resto, Raonic-Zverev compreso, passerà in secondo piano.