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IL MIO MIGLIOR NEMICO

Pubblicato il 6 luglio 2017

Sarà Fognini-Murray, ancora una volta. La settima. La 'bella', se pensiamo che i precedenti sono sul 3-3. Con un particolare: si giocherà sul palcoscenico di Wimbledon, quello più prestigioso, quello che ha disegnato la storia del tennis da oltre cent'anni a questa parte. Fabio e Andy sono divisi da 9 giorni, con l'azzurro nato il 24 maggio e lo scozzese il 15 dello stesse mese del 1987. Si affrontano da quando avevano 14 anni, “conosciamo a memoria i colpi l'uno dell'altro”, dice Fabio. E soprattutto Andy sa benissimo che deve temerlo, non deve lasciare spazio a un rivale che ha tutte le caratteristiche per metterlo in difficoltà.

La prima sfida tra i due risale al 2007, cemento canadese, con il ligure che domina un rivale non troppo in forma: 6-2 6-2. Nel 2009 si va a Monte-Carlo, e quando Fabio sembra totalmente in controllo, Andy rimonta e mette la freccia. Ma fa comunque una certa fatica: 7-6 6-4. Passano 5 anni e il duello torna vivo: a Valencia è Murray a fare la voce grossa, ma in Davis a Napoli non c'è partita a favore dell'azzurro, con un tre set a zero che resta tra le prestazioni più belle di Fognini. Il resto è storia recentissima. Nel 2016 alle Olimpiadi di Rio, Andy la spunta al terzo, mentre quest'anno a Roma 'Fogna' domina dall'inizio alla fine.

Certo qui è diverso. Siamo a casa Murray, su quell'erba che lo ha consacrato, portandolo davvero a livello degli altri Fab Four proprio quando qualcuno cominciava a dubitare del suo valore. O meglio delle sue qualità da vincente. Siamo in uno Slam, dunque con quel '3 su 5' che tutela maggiormente il giocatore più forte, quello che ha sempre risorse nascoste per rimediare a false partenze. Il rovescio della medaglia è la tensione, perché sarà proprio il numero 1 del mondo ad avere tutto da perdere. Tutto il pubblico, tutto l'ambiente si aspetta che l'ostacolo Fognini venga superato di slancio, per arrivare agevolmente alla seconda settimana del torneo. Ma quell'anca ballerina che lo tormenta da qualche settimana è un serissimo campanello d'allarme.

Di più. Oltre alle condizioni fisiche non al top, dall'altra parte c'è un Fognini che ha iniziato col turbo: tre set a zero a Tursunov (e passi, il russo è quasi un ex), tre set a zero a Jiri Vesely. Con una sicurezza che sui prati non gli si era mai vista. “Queste sfide mi esaltano, so di essere in forma e di aver lavorato bene, dunque perché no. Certo il favorito è lui”. Così il pupillo di Franco Davin presenta una sfida che sa benissimo poter giocare da protagonista. Anche perché, a dargli una mano, ci sarà un'erba particolarmente lenta, almeno a sentire la maggior parte dei giocatori.

Dunque, in sostanza, cosa dobbiamo aspettarci? Che Fabio resti in partita a lungo, magari dopo una buona partenza, fondamentale per mettere fiducia nel motore e crederci ancora più che alla vigilia. Poi il resto lo faranno le situazioni, i dettagli, il pubblico, la pressione, la fatica. Ma è difficile pensare che non ci sia match, che Murray la porti via facile. Nel caso, sarebbe una sorpresa. E sarebbe pure un segnale per gli avversari, che a quel punto dovrebbero temerlo sul serio per un titolo che invece, a oggi, pare molto più alla portata degli altri Fab: Federer, Nadal e Djokovic.