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CON I PIEDI PER TERRA

Pubblicato il 31 maggio 2017

In un torneo come il Roland Garros, che è il Campionato del mondo sul mattone tritato, bisogna rimanere umili. Coi piedi per terra appunto. Perché c'è sempre spazio per le sorprese, ma giocando al meglio dei cinque set c'è anche tanto tempo per rimontare, trovare la condizione, rimediare agli errori. Come sa bene Rafael Nadal, che senza fare nulla di straordinario non dà modo ai suoi avversari – Paire e Haase – di entrare davvero in partita. Come sa pure Novak Djokovic, che di fronte al portoghese Joao Sousa evita di sprecare energie, ma fa tutto quello che serve per chiudere in fretta e mettere ancora un po' di benzina (leggasi fiducia) nel motore. Come sa, infine, Andy Murray, reduce da un avvio di stagione che definire deludente sarebbe un eufemismo, ma che alle prese con la magia dello Slam ritrova una certa vitalità e la sua proverbiale concretezza. Nessuno dei tre, ma a loro potremmo aggiungerci pure Wawrinka e Nishikori, è esente da capitomboli, ma la sensazione dopo averli visti nei primi turni è che la sorpresa non sia proprio dietro l'angolo.

Ci vuole umiltà, ci vogliono i piedi per terra. Cosa che forse è mancata stavolta al vincitore di Roma, Alexander 'Sascha' Zverev. Certo Fernando Verdasco, suo giustiziere all'esordio, non è l'ultimo arrivato e contro di lui si può perdere senza vergognarsi. Ma nello Zverev di Parigi è mancata quella fame vista in precedenza ben cucita addosso al numero 1 dei NextGen. Sarà un incidente di percorso, sarà che certi difetti si nascondono meno quando la posta in palio è più alta. Ma il nuovo top 10 e probabile futuro numero 1 per ora è rimandato. Un periodo di studio per capire meglio (e risolvere) le sue lacune, peraltro, non potrà che fargli bene.

Torna coi piedi per terra, dopo un primo turno da record, pure la pattuglia italiana al maschile. Simone Bolelli vola sul 3-0 nel primo set contro Dominic Thiem, ma quando l'austriaco si sveglia, per il bolognese sono problemi seri. I due sono entrambi colpitori eccezionali, ma ce n'è uno che è decisamente più esplosivo, più reattivo e più in fiducia. Per contro, il Roland Garros di Bolelli resta incoraggiante, con tre vittorie nelle qualificazioni e una (netta) nel main draw. Lo stesso percorso di Stefano Napolitano, dieci anni esatti in meno del connazionale, e una sconfitta in tre set di fronte all'argentino Schwartzman, uno che sul rosso è sempre meglio evitare. Il piemontese dà l'impressione di aver esaurito le energie nelle due ultime settimane a contatto (per la prima volta) con il livello dei top players. Ma il ragazzo si farà, perché ha una lucidità da campione nell'analizzare ciò che funziona e ciò che bisogna migliorare. Uno tra Fabio Fognini e Andreas Seppi andrà comunque al terzo turno, e si può sperare che la sua corsa non finisca lì.