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NAPOLITANO, BELL’ITALIA

Pubblicato il 29 maggio 2017

A vederlo così, tecnicamente completo e sempre composto in campo, non pare nemmeno del tutto italiano. Ben lontano dal quel modo di fare estroverso e altalenante che spesso ci contraddistingue nello sport come nella vita. Invece Stefano Napolitano, 22 anni di Biella, è uno dei migliori prodotti del vivaio azzurro di ultima generazione. Più forte, ad oggi, dei vari Quinzi, Donati, Baldi e compagnia, con cui faceva gruppo da under 18, quando sembrava decisamente in ritardo sulla tabella di marcia dei Fab Four di casa nostra. Con la vittoria ottenuta al primo turno del Roland Garros ai danni di Mischa Zverev (5-7 6-4 6-2 6-2), il piemontese diventa di diritto il nome nuovo del tennis italiano, quello su cui puntare fin da subito per qualcosa in più di una qualificazione Slam, cosa peraltro affatto scontata.

Non è così appariscente, Napolitano, ma ha fondamentali solidi e continui, forgiati dalle cure di papà Cosimo e – di recente – da Cristian Brandi, che ha aggiunto tranquillità e ordine, oltre all'esperienza da ex pro, a un ragazzo cresciuto con valori importanti. Uno che ha sempre puntato a diventare una persona di qualità, prima che un buon giocatore. Non ha grosse lacune, il 'NextGen' italiano, perché sa difendere ma pure attaccare, e anche fisicamente è il prototipo del tennista moderno. Per una volta, possiamo evitare di scomodare quella fastidiosa frase spesso associata alle promesse di casa nostra: 'se avesse anche…' dove di volta in volta, invece dei puntini di sospensione, ci si poteva mettere diritto, rovescio, servizio, testa, fisico.

Qui c'è tutto, concentrato in un tipo che è abituato a stare coi piedi per terra. Tanto che, dopo aver ricevuto in regalo il doppio fallo che gli ha consegnato il match con il più grande degli Zverev, ha appena accennato un sorriso, lasciando a un momento futuro quelle esultanze folli dei giovani rampanti. Come per dire che, finora, non è successo nulla di strano. Anche se Stefano era alla prima apparizione in un Major, anche se di fronte aveva il numero 32 del seeding, anche se l'emozione si poteva tagliare col coltello. Chissà, forse proprio il fatto di essere cresciuto un po' all'ombra di altri giovani più celebrati e più vincenti (almeno fino ai 18 anni), lo ha aiutato a trovare una dimensione più lentamente, e dunque ad arrivare prima a una maturità che ora è un'arma potenzialmente decisiva.

Tutto questo, in una giornata parigina che ha esaltato l'Italia al maschile. Accanto alla sorpresa Napolitano, hanno vinto pure Simone Bolelli e Andreas Seppi, entrambi alle prese con rivali abbordabili, ma comunque bravi a non dare modo di rientrare a chi stava con la testa sott'acqua. Bolelli ha dominato dall'inizio alla fine il francese Nicolas Mahut: 6-4 6-2 6-2 in un'ora e 47 minuti. Seppi ha ceduto il primo parziale, ma poi ha perso solo cinque game di fronte al colombiano Santiago Giraldo: 4-6 6-1 6-2 6-2 il punteggio (in due ore e 10 minuti) che risolleva un po' l'altoatesino, di certo non motivato come nei giorni migliori, ma capace comunque di esprimere un tennis di altissimo profilo. Mentre Nadal e Djokovic passeggiano, c'è una piccola Italia che cresce.