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BELGIO, CROCEVIA DI EMOZIONI

Pubblicato il 7 aprile 2017

Il Belgio, nel tennis, ci evoca ricordi importanti, con un bel carico di emozioni. Tanto in positivo, quanto in negativo. E giocarsi un quarto di finale di Davis proprio lì, a Charleroi, è un flashback che non può lasciare indifferenti. Nel 2000, a Mestre, l'Italia conobbe per la prima volta l'onta della retrocessione nel Gruppo 1, la serie B della Coppa. Gaudenzi e Sanguinetti dovettero lasciare strada ai fratelli Rochus e a Filip Dewulf, in una sfida che rappresentò la fine di un ciclo culminato con la finale del 1998, e l'inizio di un periodo nero, durante il quale a batterci furono nazioni non proprio di prima fascia: Finlandia, Marocco, Zimbabwe, Israele. Saremmo rimasti in quel purgatorio fino al 2012, anno della risalita: 11 anni complicati nati proprio da una sconfitta (evitabile) con il Belgio.

Per equilibrio, lassù in Nord Europa arrivò pure il primo di una serie di trionfi inattesi. Guarda caso a Charleroi, nello stesso impianto che ospita questa nuova sfida (lo Spiroudome), l'Italia in rosa centrò nel 2006 la più sorprendente delle sue quattro Fed Cup, aprendo il ciclo d'oro di un decennio che ha trascinato Schiavone, Pennetta, Vinci ed Errani tra le top 10. In quell'occasione, Justine Henin non bastò alle padrone di casa per superare un team azzurro che da quel successo avrebbe trovato tutta la fiducia necessaria per migliorare anno dopo anno, senza temere nessun avversario, nemmeno quelli che parevano inarrivabili. Sotto per 2-1, Mara Santangelo riuscì ad avere la meglio su Kirsten Flipkens rimontando un set, mentre nel doppio Schiavone e Vinci approfittarono del ritiro della Henin (in coppia con la stessa Flipkens) quando però le nostre erano già avanti di un break nel terzo set.

Sulla panchina di quella splendida Italia c'era già Corrado Barazzutti, che oggi ha lasciato il ruolo di ct delle ragazze a Tathiana Garbin, pur mantenendo la guida della squadra di Davis. Una squadra che in questo weekend avrà il suo bel daffare, per provare ad arginare un Belgio ben più temibile di quanto dica la sua storia. David Goffin, da solo, basterebbe a metter paura un po' a chiunque, figuriamoci a una formazione azzurra incerottata, con Fognini assente e con Bolelli non ancora pronto per il singolare. In più, c'è sempre uno Steve Darcis che in Davis ha già collezionato imprese rilevanti, l'ultima quest'anno: al primo turno contro la Germania, lo 'Squalo' ha fatto fuori Kohlschreiber e Zverev, trascinando i suoi alla sfida dei quarti. Provato da una situazione famigliare difficile (per la salute precaria della figlioletta), Darcis ha dimostrato un attaccamento alla nazionale che è già di per sé un sintomo di grande affidabilità.

Inoltre, la superficie rapida non dovrebbe aiutarci, e in particolare non aiuterà Paolo Lorenzi, chiamato ad aprire le danze proprio contro Darcis. A seguire, Andreas Seppi affronterà Goffin, in una giornata d'esordio che potrebbe dare fin da subito una chiara indicazione sul passaggio del turno. Servirà un'Italia deluxe, per arrivare in semifinale e approfittare di quella fetta di tabellone clamorosamente aperta prima da un sorteggio amico, poi dall'impresa in Argentina, favorita dall'assenza di Del Potro. La vincente del match troverà poi Australia o Stati Uniti, mentre nella parte bassa del tabellone ci sono le sfide più intriganti: Francia-Gran Bretagna e Serbia-Spagna, con Novak Djokovic (unico big presente) chiamato a riscattare un inizio 2017 da dimenticare.