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INDIAN WELLS, LA PORTA DEI 1000

Pubblicato il 7 marzo 2017

Cominciano i Masters 1000, riparte il tennis vero, quello dei titoli che fanno la differenza nella carriera di un giocatore. Dopo la favola australiana di Federer e Nadal, il cemento americano torna puntuale per farci capire se quelle gerarchie che sono state ribaltate per due settimane potranno essere ristabilite. La palla passa dunque a Novak Djokovic e Andy Murray, i due leader del ranking, i due che sulle superfici dure hanno sempre avuto una marcia in più, nonostante la loro storia a Indian Wells sia molto diversa. Uno, Djokovic, ci ha vinto cinque volte e arriva da tre titoli consecutivi. L'altro, Murray, non è mai riuscito a completare l'opera, ma il successo a Dubai lo ha rilanciato dopo un avvio di 2017 un po' tribolato.

In California non c'è nulla di scontato, perché le condizioni di gioco sono sempre piuttosto complesse, ma è proprio in queste occasioni che i campioni si sanno distinguere. Ecco perché in fondo l'albo d'oro del primo 1000 stagionale ha poche, pochissime sorprese. Magari qualche exploit arriva, con finalisti inattesi o giocatori capaci di fare il colpaccio estromettendo un top player, ma ad alzare il trofeo sono quasi sempre i soliti noti. Eccezioni vere? Una sola, in 40 anni di storia, quando Larry Stefanki si impose su David Pate, ma era il 1985, si giocava a La Quinta, e quello che poi sarebbe diventato uno dei coach più famosi del circuito non aveva tutta quella concorrenza che avrebbe reso il torneo così importante nelle stagioni successive.

Tra le donne, in attesa del rientro di Miss Sharapova, il duello per la prima piazza è sempre quello: Serena Williams vs Angelique Kerber. E un eventuale ritorno al vertice della tedesca non è così lontano dalla realtà, considerato che il divario è minimo e la Kerber ha poco o nulla da difendere sui campi della California. Campi dove peraltro pure Serena ha avuto i suoi bravi problemi in passato, non tanto tecnici quanto di natura 'ambientale'. Proprio qui, infatti, Serena non ha giocato dal 2002 al 2015, dopo quella finale del 2001 contro Kim Clijsters nella quale fu oggetto di fischi dal pubblico che avrebbe dovuto sostenerla, e che invece non aveva perdonato al clan Williams la mancata semifinale in famiglia per il ritiro di Venus. Un episodio che – come disse la stessa Serena – le cambiò la vita, al punto da tenerla lontano da quel luogo fino a un'età raggiunta la quale certi risentimenti, certi dolori, possono anche essere messi in un angolo.

Ci saranno anche tre azzurre nel main draw: Roberta Vinci, Sara Errani e Camila Giorgi, tutte nella parte alta del tabellone. Nessuna di loro sembra in condizioni tali da poter reggere il ritmo delle migliori e dunque andare avanti nel torneo, ma chissà che l'aria della California faccia bene ad almeno una delle nostre. In campo maschile, dentro Lorenzi e Fognini, ma non Andreas Seppi. L'altoatesino, sul cemento, è l'italiano che può dare di più, ma le recenti prestazioni non proprio esaltanti gli hanno consigliato una pausa. L'obiettivo, per lui come per tanti altri azzurri, sarà tornare in forma per la stagione sulla terra.