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FATTORE K

Pubblicato il 26 ottobre 2016

Kerber e Keys. E magari pure Kuznetsova, o Karolina, intesa come Pliskova. Il fattore K incide sulle prime giornate delle BNP Wta Finals di Singapore, in particolare in un gruppo rosso che a una tornata dal termine vede delinearsi un quadro piuttosto chiaro, ma non ancora definitivo. In vetta c'è lei, Angelique, la numero 1 del mondo che in questo torneo sta dimostrando di meritare tutto quanto di buono la stagione 2016 le ha dato. Un piglio deciso, quello della tedesca, che mette sul piatto un'ottima condizione atletica e una autorevolezza che in altre occasioni non ha trovato, per demolire la resistenza di Simona Halep, la più seria candidata a strapparle la prima piazza. Almeno fino a ieri, perché oggi in realtà c'è Madison Keys a recitare la parte del terzo incomodo. L'americana ritrova quello smalto che era andato perduto all'esordio, si ricorda di poter vantare un diritto tra i più efficaci del tour, e mette la freccia rapidamente contro Dominika Cibulkova, incapace di opporre una resistenza efficace pur senza dare l'impressione di arrendersi, nemmeno a match compromesso. Ora la slovacca è quasi fuori, a meno di miracoli, mentre nelle partite decisive – Kerber-Keys e Halep-Cibulkova – c'è una sfida a distanza tra Keys e Halep che vale la seconda piazza utile e dunque la speranza di poter arrivare fino in fondo malgrado una sconfitta. Come accadde lo scorso anno alla Radwanska, capace di alzare il trofeo partendo addirittura da due prestazioni negative nel girone.

Proprio la 27enne polacca è chiamata al riscatto dopo il primo incontro del gruppo bianco, perso contro una Kuznetsova che a 31 anni rischia di rivelarsi la sorpresa di queste Finals, dove mancava addirittura dal 2009. Eccolo qui, un terzo fattore K, che potrebbe rivelarsi più determinante di quanto si pensava in partenza. In un girone fatto di giovani rampanti e promesse ancora da mantenere, Svetlana porta quella serenità dell'esperienza che nei momenti caldi serve eccome. Lo ha dimostrato chiudendo per 7-5 all'esordio quella che in partenza poteva essere la sfida più difficile delle tre previste nella fase preliminare. Lo dovrà dimostrare ancora contro Karolina Pliskova, ultima arrivata nel tennis delle grandi, ma già capace di metter paura. Dalla finale agli Us Open in poi, la 24enne di Louny è entrata in un'altra dimensione, dove pare si possa trovare piuttosto a suo agio. Altrimenti non si spiegherebbe come abbia potuto gestire la pressione nei momenti decisivi di fronte a Garbine Muguruza, che ha sì un anno meno di lei ma un po' di esperienza in più nelle zone nobili del ranking e nelle partite che contano. Una pressione che va gestita, peraltro, con un tennis spesso ad alto rischio, con un potenziale ancora tutto da esplorare ma con la consapevolezza di avere – in questo caso almeno – tutto da guadagnare e quasi nulla da perdere. Muguruza-Radwanska è invece il match delle deluse, ma che in realtà ne rilancerà una verso un terzo turno tutto da gustare. In un torneo che non ha la fortuna di vantare stelle di prima grandezza, è l'equilibrio che regna in entrambi i gruppi l'attrazione principale. È il non sapere fino all'ultimo chi potrà arrivare in fondo.