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LE DUE FACCE DI SPAGNA

Pubblicato il 1 settembre 2016

Una è mesta, delusa, arrabbiata. L'altra è solare, vivace, quasi sorpresa. Le due facce di Spagna in questo avvio di Us Open sono quelle di Garbine Muguruza e Rafa Nadal, così diverse dopo i match di secondo turno. Garbine che continua il suo momento no seguito al meraviglioso trionfo di Parigi, e che risulta incapace di trovare la chiave per venire a capo della lettone Anastasija Sevastova, una 26enne fin qui piuttosto anonima che ha un solo titolo Wta (Estoril 2010) nella sua bacheca. Doveva essere routine insomma, per la spagnola nata a Caracas, invece il cemento per il suo tennis rimane troppo complesso da domare, come dimostrano le prestazione sotto tono negli Slam di inizio e fine stagione.

Poi c'è Rafa, che si presenta con piglio ben diverso: già alle Olimpiadi di Rio si era visto un Nadal decisamente rinfrancato, poi senza oro al collo in singolare ma comunque affatto deluso dalla trasferta brasiliana. A New York sta andando in scena una versione ulteriormente migliorata e rivista del campione di Manacor, che ha sbriciolato prima Denis Istomin (sette game concessi), poi Andreas Seppi (sei game lasciati per strada). Non si vede un rischio, non una crepa. Si vede un Rafa tonico e non poi così lontano dalla sua versione migliore. Considerata l'annata che ha vissuto, gli infortuni, la sfiducia e i problemi vari, è una sorta di mezzo miracolo.

Alle due facce di Spagna, fanno da contraltare le due facce d'Italia. Quella di Seppi appunto, finito nel ciclone Nadal. E quella di Roberta Vinci, capace di riappropriarsi delle stesse sensazioni magiche dello scorso anno. Roberta non è al top, sotto il profilo del gioco, non è la Vinci che fa impazzire le rivali a forza di back e attacchi, ma è una Vinci in crescita e su questa superficie, su questi campi, per tante avversarie può diventare un problema serio. Ne sanno qualcosa la tedesca Friedsam e l'americana McHale, spazzate via in due set da una numero 1 azzurra apparsa nuovamente in fiducia, nuovamente consapevole delle sue capacità. Inoltre, ora l'altra tedesca Witthoeft non è certo ostacolo insormontabile, e il tabellone tutto sommato poteva essere peggiore.

Nel frattempo, Novak Djokovic avanza senza giocare, e forse è meglio così considerato che il serbo deve levarsi le scorie di quei 'problemi personali' generici fino a qualche giorno fa, e ora diventati decisamente più precisi nella notizia della mezza crisi coniugale che avrebbe destabilizzato la tranquillità domestica del miglior giocatore del mondo. Spiegare in questo modo le difficoltà incontrate tra Wimbledon e Rio sarebbe probabilmente fuori luogo e troppo superficiale. Ma allo stesso tempo è chiaro che uno come Nole, così attento ai dettagli e così perfezionista, potrebbe pagare seriamente sul campo una mancanza di serenità. A New York il compito di riportare la pace in famiglia.