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CORIC, PUGNI DA K.O.

Pubblicato il 19 agosto 2016

La sicurezza in se stesso non gli manca. Lo dimostra in campo, come sta accadendo a Cincinnati. Lo dimostra fuori, dove racconta con disarmante lucidità quello che succede nella sua carriera e gli obiettivi che si è posto. Borna Coric, 20 anni il prossimo novembre, croato di Zagabria, non sarà il più appariscente della next generation, sovrastato dall'esuberanza e dall'attitudine allo show di gente come Kyrgios e Zverev. Ma ha una caratteristica che loro – come molti altri giovanissimi – ancora non hanno sviluppato: la solidità e la continuità di rendimento. Che unite a una spiccata personalità, ne fanno un serissimo pretendente al ruolo di futuro numero 1. Quando i Fab Four avranno deciso di dire basta.

 

Non veniva da un momento straordinario, il croato, ma a Cincinnati ha approfittato alla perfezione di un Nadal ancora non al top dopo le fatiche olimpiche di Rio: 6-1 6-3 e il maiorchino è stato spazzato via, come non accadeva da un bel po' di tempo a questa parte. Il tutto dopo una battaglia di secondo turno contro Kyrgios, superato per 8-6 al tie-break del terzo set. Due vittorie per arrivare al derby con il connazionale Marin Cilic, in una sfida che per i nostri cugini al di là dell'Adriatico rappresenta un interessante confronto tra il futuro e il presente.

“Non lavoro – spiega Borna – per essere numero 2, il mio obiettivo è raggiungere la vetta. Ma è ovvio che non sarò assalito dalla frustrazione se questo non dovesse accadere nel giro di qualche stagione. Sono giovane e ho davanti a me ancora tanti anni di carriera, ma soprattutto c'è una generazione di fenomeni, quella di Djokovic e Murray, che starà al vertice ancora per un po'”. Djokovic torna spesso, nei discorsi di Coric, ed è palpabile l'ammirazione del 'newcomer' per il serbo: “Penso di assomigliargli un po', dal punto di visto tecnico. Quando sto bene e gioco al massimo delle mie possibilità, lo sento ancora più vicino”.

Parole impegnative, dette però da uno che pare avere la testa ben piantata sulle spalle. E che in fondo ricordano proprio quelle di Nole alla sua età, quando l'attuale leader non aveva nessuna paura nel raccontare dei suoi sogni, poi in gran parte realizzati. “Voglio guardarmi allo specchio e poter essere orgoglioso di me – dice ancora il croato –, voglio sapere che non potevo fare di più, che non mi lascio alle spalle dei rimpianti”. Un tipo, questo Coric, pronto a resistere per ore prima di lasciar scappare una vittoria alla sua portata. Ma pronto pure a sferrare pugni, sotto forma di colpi robusti da fondo, quando serve. Quei pugni che fanno male, come quelli del suo idolo di bambino, Mike Tyson. “Anche se, in fondo, l'ispirazione la traggo solo da me stesso”. A proposito di personalità.