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QUELLO SLAM CHE SI AVVICINA

Pubblicato il 6 giugno 2016

Che differenza, tra i due padroni attuali del tennis mondiale. Per una Serena Williams che balbetta proprio sul traguardo della storia, c'è un Novak Djokovic che nella storia vuole entrarci a tutti i costi. Parigi era un tabù, fino a quest'anno, era il torneo sempre sfuggito per un motivo o per l'altro. Il torneo che lo separava dal 'career Slam'. Ora il serbo ha abbattuto pure questo muro, ha domato la terra battuta costringendo in un angolo un Andy Murray mai così deciso a prendersi il ruolo di protagonista. Ma respinto da un rivale che nei momenti cruciali ha sempre qualcosa in più, come la maggior parte delle loro sfide ha sottolineato.

 

E ora i numeri, dopo la vittoria di Nole: dodici titoli Slam, prima di tutto. Uno in più dell'Orso Borg, tanti come Emerson, dietro solo a Sampras, Nadal e Federer. Con l'idea chiara di andarli a prendere. Poi i quattro Major in fila, seppur non nello stesso anno. Roba che non si vedeva dai tempi di Laver. Sì, Laver, proprio lui, l'ultimo a completare quel Grande Slam in una sola annata, impresa che sembrava sempre più impossibile da realizzare, soprattutto quando è parso chiaro che né Nadal né Federer sarebbero riusciti a metterlo in cascina. Se non ci sono riusciti i due più grandi della nostra epoca, si diceva, chi ci potrebbe riuscire? La risposta arriva adesso. Uno ancora più forte di loro. O forse uno che, pur avendo meno talento, ha trovato continuità e un periodo giusto nel quale metterla in campo.

 

Un altro numero: 100 milioni di dollari. È il muro superato da Djokovic con il trionfo sullo Chatrier. Una cifra mostruosa, se pensiamo che si parla di soli premi. E che con sponsor vari e comparsate tra tivù ed esibizioni, vola su vette ancora più stratosferiche. Stratosferica è pure la sicurezza di questo ragazzo cresciuto a Kopaonik, tra le montagne serbe, un ragazzo che poteva diventare sciatore, e che invece scelse la racchetta. Che sarebbe pure, all'età di 14 anni, potuto diventare italiano, nel momento in cui la famiglia vagava per l'Europa alla ricerca di un luogo dove farlo allenare. Che alla fine è rimasto legato alla sua bandiera, diventando un'icona per un popolo intero. Andando però anche a sfondare ogni confine, ogni barriera.

 

Ora la stagione di Nole diventa ancora più complessa. Perché ogni volta che metterà piede in un Major, a Wimbledon e agli Us Open, si sentirà addosso tutta la pressione che finora è riuscito a ricacciare indietro così bene. Si sentirà ripetere le stesse domande e dovrà dare le stesse risposte. Capirà una volta di più quello che in fondo gli è già stato chiaro fin dall'infanzia: che quando hai paura di qualcosa, scappare è inutile. Meglio affrontarla, questa paura, e mostrarle che sei più forte. Ecco, quando Djokovic volerà a Londra prima, a New York poi, dovrà tornare un po' bambino, per credere alle favole, per credere nei sogni. Il più grande, ora, lo aspetta alla porta.