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La gamba zoppa

Pubblicato il 29 maggio 2016

Ci sono tre sezioni su quattro del tabellone maschile di Parigi che tutto sommato rispettano i pronostici; che potrebbero produrre (è la soluzione più probabile) come semifinalisti i primi tre del seeding: Nole Djokovic, Andy Murray, Stan Wawrinka. Poi c'è la gamba zoppa, quella che spesso capitava nei tornei dello Slam dell'Era 'ante-Fab four', ma alla quale oggi non siamo più abituati. Il ritiro di Rafa Nadal, in un tabellone già orfano in partenza di Re Federer, ha creato un buco nella metà superiore del draw, con un semifinalista che uscirà da questo poker di nomi: Marcel Granollers, Dominic Thiem, David Goffin, Ernests Gulbis.

Ora è bene distinguere, perché non si tratta di quattro nomi di uguale peso specifico. Granollers (30 anni, numero 56 Atp con best ranking al 19) è il miracolato di turno. Quello che si è trovato nel posto giusto al momento giusto: prima un Fognini a mezzo servizio, poi il ritiro a match iniziato di Mahut, quindi quello di Nadal. Non male. Thiem (22 anni, numero 15 Atp e best ranking al 13) è l'uomo nuovo, quello dal rovescio fatato e dalla determinazione tutta austriaca, ormai pronto verso il salto nei top 10. Goffin (25 anni, tredicesimo in classifica, suo miglior risultato) è la normalità che rompe gli schemi grazie al talento. La normalità di un fisico lontano dai superatleti, il talento espresso da un tocco di palla che ha pochi riferimenti nel tennis attuale. E Gulbis (27 anni, già top 10 ma ora numero 80) è quello che diverte, che 'potrebbe ma non si impegna', che 'è troppo ricco per sfondare'.

Sarà uno dei motivi di curiosità dei prossimi giorni, cercare di capire chi dei quattro riuscirà a mettere il suo nome accanto a quello di tanti altri 'imbucati' che hanno fatto la storia del tennis. Con l'ovvia considerazione che, dovesse arrivare in semifinale un Goffin o un Thiem, la sorpresa non sarebbe così clamorosa. Mentre, ce la dovesse fare Gulbis, sarebbe alla seconda semi in tre anni, dopo quella del 2014, quando però il lettone si presentava da numero 18. Negli anni precedenti, a Parigi, spiccano il Melzer del 2010 (n. 22) ma più ancora il Soderling del 2009 (n. 23), quando lo svedese riuscì a battere Nadal lasciando poi il titolo a Federer in finale. Nel 2008 il semifinalista Gael Monfils era solo al 48° posto, ma in rampa di lancio verso i top 10 che avrebbe raggiunto meno di un anno dopo. 

Tornando indietro dal 2005, invece, di sorprese ne troviamo a manciate. Il Mariano Puerta (37) in finale proprio quell'anno, il primo dell'Era Nadal, fu un fuoco isolato spento poi poco dopo dalla vicenda doping che mise fuori dai giochi l'argentino. Nel 2004 un altro argentino, Gaston Gaudio (44), arrivò addirittura ad alzare la Coppa dei Moschettieri battendo Guillermo Coria in una drammatica finale. Mentre l'anno prima, 2003, fu l'olandese Martin Verkerk (46) a sconvolgere gli equilibri, cedendo soltanto a Juan Carlos Ferrero. Pensare che storie come queste si possano ripetere oggi, con di mezzo Djokovic, Murray, ma tutto sommato pure Wawrinka e Nishikori, pare davvero fuori luogo. A meno che qualcuno nei prossimi giorni, ispirato da Parigi, si inventi campione.