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Murray, l’ultimo sfidante

Pubblicato il 15 maggio 2016

Novak Djokovic e Andy Murray, come a Madrid. Come in altre 31 occasioni. Eccolo qui un altro classico dei nostri tempi, che magari passa un po' in secondo piano rispetto alle altre rivalità tra i Fab Four, ma che merita comunque attenzione. Passa in secondo piano per via della superiorità evidente di Nole, a segno in 23 occasioni e in 12 delle ultime 13. Passa in secondo piano perché Murray – nato solo una settimana prima del serbo e dunque da sempre in competizione con lui – è stato a lungo il meno interessante del quartetto di testa, il meno vincente in un epoca che gli ha riservato tre avversari troppo forti.



Eppure qualcosa si sta muovendo, nelle gerarchie del tennis maschile, e in questi movimenti il buon Andy, alla ricerca di un coach stabile dopo l'addio ad Amélie Mauresmo, può recitare una parte di primo piano. In questa prospettiva, la settimana di Madrid ha sbloccato qualcosa, perché Murray si è ritrovato a un passo dal titolo, giocando alla pari con Djokovic anche sulla terra battuta, la superficie sulla quale per buona parte della carriera ha incontrato più difficoltà. Ora resta vero che il match della vita non se lo giocherebbe sul mattone tritato, ma intanto ha trovato modo di starci a proprio agio, sul rosso, e di mettere in evidenza i punti forti nascondendo le debolezze.



Punti forti che sono legati soprattutto alla capacità di variare, al talento che Murray si ritrova nel braccio fin dalla nascita. Ha smesso di fare a botte a tutti i costi, lo scozzese, perché ha avuto l'intelligenza di capire che avrebbe sempre sbattuto contro un muro. Così ha cercato di spostare la contesa su ciò che sa fare meglio: utilizzare il campo da tennis in tutti i settori, frequentando di più la rete e costringendo gli altri a frequentarla, mettendo l'avversario spesso in condizioni scomode per giocare.



Certo questo vale per molti, non per tutti. Perché contro uno come Djokovic hai voglia a cercare di mischiare le carte, tanto prima o poi lui una soluzione la troverà. Accade quasi sempre. È a quel 'quasi' che Murray deve attaccarsi disperatamente per fare in modo che i prossimi anni non diventino un monologo, per far sì che quando Federer e Nadal avranno detto basta, Nole non resti un uomo solo al comando. Il mondo del tennis chiede a Murray di non mollare, di riuscire a instaurare quella rivalità che a oggi non c'è per mancanza di un minimo di equilibrio. L'ultima vittoria di Andy sul numero 1 al mondo risale all'Open del Canada 2015, quella prima a Wimbledon 2013. Chissà che nel giorno del suo compleanno, lo scozzese non si faccia un regalo: non solo il titolo di Roma, ma anche un nuovo inizio per mettere la vetta nel mirino.