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L’ITALIA OPERAIA

Pubblicato il 5 marzo 2016

Altro che passeggiata. L'Italia operaia cerca oggi di chiudere i conti con Svizzera 2 (o forse meglio dire Svizzera 3) e il doppio potrebbe essere, da previsione, il match che ci promuove ai quarti di finale del World Group di Coppa Davis, probabilmente contro l'Argentina, di nuovo in casa. Ciò che non era in previsione è la fatica fatta per portare a casa un 2-0 che, paradossalmente, costruito così vale molto più. L'Italia operaia di capitan Barazzutti è quel Paolo Lorenzi da record, che rimane in campo quasi 5 ore, annulla tre match-point consecutivi e alla fine è più lucido e preparato del coetaneo Marco Chiudinelli, incapace di prendersi la scena nel giorno che pareva fatto apposta per lui. L'Italia operaia è quell'Andreas Seppi che sul lavoro – come Lorenzi – ci ha costruito una carriera di lusso: l'altoatesino soffre contro Henri Laaksonen e non gioca certo il suo migliore incontro. Ma vince, in quattro set, scacciando i fantasmi di un passato nemmeno troppo lontano.

Il fascino della Davis sta pure qui, sta nell'incertezza che avvolge ogni sfida e che proprio nell'Italia ha trovato spesso una scheggia impazzita, nel bene e nel male. Non si dimenticano le vittorie di due anni fa contro Argentina e Gran Bretagna, con Fabio Fognini nel ruolo di asso pigliatutto. Non si dimenticano quelle con la Spagna sempre a Pesaro nel 1997, o prima ancora contro la Svezia nel 1990 a Cagliari, quando Paolino Canè infiammò lo Stivale intero battendo Mats Wilander. Per contro, però, bisogna smettere i panni del tifoso e ricordare pure i momenti di magra. Cominciati con quella sconfitta del 2000 a Mestre di fronte al Belgio, che ci spalancò le porte del purgatorio prima, dell'inferno poi. Arrivarono sconfitte con Finlandia, Marocco, Zimbabwe, rischi enormi con Georgia e Polonia.

Per questo è il caso di esultare, dopo questo 2-0 alla Svizzera. Perché l'Italia di oggi è una squadra ben diversa da quella di quindici anni fa, plasmata nel paziente lavoro di un capitano che dell'umiltà in campo ha fatto una legge, e che adesso raccoglie i risultati di tanti ragazzi che sembravano chi troppo avanti con l'età, chi poco adatti alla competizione. E quando, chissà, raccoglieremo frutti più importanti di un passaggio del primo turno, ci dovremo ricordare anche di giornate come quella d'esordio contro la Svizzera. Quando un 34enne di nome Lorenzi, medico mancato, vinse il tie-break più lungo della storia della nostra Davis, quando recuperò uno svantaggio di 2-5 al quinto e chiuse un match che ci aprì le porte. Per andare dove, cominceremo a scoprirlo – forse – da questa sera.