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UN ROBOT PROGRAMMATO PER VINCERE

Pubblicato il 1 febbraio 2016

Hermann Maier, Valentino Rossi, Michael Phelps, Novak Djokovic. Cos’hanno in comune uno sciatore austriaco, un pilota di moto di Tavullia, un nuotatore di Baltimora e un tennista di Belgrado? Apparentemente nulla. Ma a guardar bene un minimo comune denominatore c’è: sono uomini che hanno scoperto prima degli altri come vincere nel loro sport grazie al cambio dei materiali con i quali erano/sono soliti gareggiare. Oltre ad avere un talento smisurato, naturalmente.

Maier è considerato uno degli sciatori più forti della storia. Secondo a numero di vittorie solo dietro allo svedese Stenmark, ebbe l’intelligenza di capire come la riduzione della lunghezza degli sci da discesa favorisse gli atleti potenti e con grande reattività. In tredici anni nel Circo Bianco, interrotti da un bruttissimo incidente di moto, vinse 54 gare, 4 medaglie olimpiche e 4 Coppe del Mondo. Il soprannome “Herminator” non gli fu affibbiato per caso, fu il primo uomo ad esprimere il massimo potenziale con gli sci curvi e piccoli.

Valentino Rossi vinceva anche prima della Moto GP. Ma fu il più bravo a domare moto che passarono, dal 2002 in avanti, dalla cilindrata 500 alla 1000, inondate di tecnologia. Dei suoi nove mondiali, quattro furono vinti consecutivamente dopo il cambio del regolamento. E non ha ancora nessuna intenzione di smettere di lottare per il titolo.

Phelps è ritenuto il più grande nuotatore di tutti i tempi. E’ l’atleta che ha vinto più medaglie d’oro a Giochi Olimpici, ben 22, di cui 18 d’oro. Nel 2008 divenne il primo atleta a collaudare costumi in poliuretano, che permettevano una maggior ideodinamicità. Battè ogni tipo di record del mondo.

E Djokovic? Le nuove racchette hanno favorito tanti tennisti ma lui è stato il primo a capire l’evoluzione di questo sport: è atletica applicata a un rettangolo di gioco con la rete in mezzo. Non parliamo solo di colpi o rotazione di palla, ma di spostamenti, aggressività, anticipo o scivolamento. Djokovic, dalla finale di Cincinnati di agosto, ha vinto 38 partite su 39, e l’unica sconfitta è arrivata contro Federer nel Round Robin del Masters. Corre e si allunga sul cemento di Melbourne come sul rosso di Francia. Ha una solidità mentale allenata come se fosse la prima di servizio. In alcuni momenti fa paura: sembra un robot che sa esattamente cosa fare, nel momento esatto e con la forza giusta da applicare. In un mese, da Doha all’Australia, ha strapazzato Nadal, Federer e Murray, cioè degli ex Fab Four. Tutti hanno subito un 6-1, tutti non sapevano dove girarsi per fermare il fiume in piena. Lui cerca di mantenere il profilo basso “non voglio permettere alla mia mente di entrare in questo stato di imbattibilità” ma è evidente, a giocatori come agli addetti ai lavori, che non c’è un atleta del circuito capace di avvicinarsi alle sue performance. Nessuno. Il suo sesto Australian Open, l'undicesimo in carriera come Borg e Laver, è stato l’epilogo naturale di queste due settimane di tennis. Il francese Simon, l’unico ad averlo spinto al quinto set, con una frase sibillina ha racchiuso l’umore dei colleghi: “Sta diventando umiliante: ormai dobbiamo solo sperare che non si iscriva”. Il cannibale di Belgrado ha un obiettivo chiaro: continuare a vincere. E’ conscio che potrebbe diventare antipatico, perché chi vince sempre lo è, ma non vuole fermarsi ora che ha trovato l’elisir della vittoria. Il tennis deve trovare presto l’avversario del Supereroe altrimenti rischia di convivere con stagioni di assoluto dominio serbo. E anche un po’ noiose.

Il copione sembrava identico anche in campo femminile ma Angelique Kerber ha pensato bene di rovinare la festa a Serena, come fece la nostra Roberta Vinci a New York. Anche la Williams è dominatrice assoluta dei tabelloni ai quali partecipa ma, a differenza di Nole, ha dei passaggi a vuoto mentali che danno speranza alle sue avversarie. La tedesca, al suo primo Slam, ha giocato il suo miglior tennis in carriera – riconosciuto anche da Serena – e ha meritato il successo. E pensare che al primo turno ha dovuto annullare un match point alla Doi! Grazie ai consigli al telefono della connazionale Graf, Angelique ha coronato il sogno di battere la numero uno in carriera e di vincere un Major. Da oggi è la prima in classifica dietro a Serena, con pieno merito. In tanti dubitavano della voglia della Williams di lottare ancora su un campo da gioco dopo settembre. Hanno avuto la risposta: Serena c’è. Che poi sia stata una tedesca a non farle raggiungere la Graf (altra tedesca) a 22 Slam in carriera è stata solo una pura coincidenza…