blog
home / BLOG / MANO NELLA MANO

MANO NELLA MANO

Pubblicato il 17 dicembre 2014

All’inizio della stagione sembrava solo un’ottima operazione di marketing-commerciale, nonché di déjà vu tennistico. Boris Becker e Stefan Edberg insieme, uno contro l’altro. Il biondo tedesco, vincitore ancora minorenne di Wimbledon, head coach di Nole Djokovic, l’elegante svedese allenatore a tempo di Roger Federer.

 

I due duellanti degli anni ’80 e ’90 non avevano ancora ricoperto alcuna carica in panchina. Becker, dopo l’abbandono del tennis giocato, molte birre di troppo e tante avventure amorose, si era dato alla vita al poker, anche con discreti risultati. Edberg, dal canto suo, aveva fatto sparire le tracce, dedicandosi a se stesso e alla famiglia.

 

Eppure sia Nole che SirRoger avevano voluto scommettere su di loro per un ritorno ai vertici.

 

Il serbo era stato scavalcato in classifica da Rafa Nadal, aveva perso un po’ di motivazioni con il suo gruppo storico (Marian Vajda, Miljan Amanovic, Gebhard Phil-Gritsch) e aveva bisogno di una scossa, soprattutto emotiva. I primi mesi di coabitazione non sono stati facili. Molto diversi caratterialmente, profondamente distinti nel modo di intendere il gioco – attaccante puro da serve&volley Bum Bum Boris, attaccante da fondo campo il 26enne di Belgrado – sono incappati già da Melbourne in un’amara sconfitta, quella subita per mano di StanMan Wawrinka che non ha permesso al serbo di conquistare il primo Slam della stagione. Poi è stato tutto un crescendo. Tanto aumentava la relazione dialettica tra i due, così aumentavano i successi sportivi. Becker, come ha ricordato anche lo stesso Djokovic con in mano il trofeo di Wimbledon, il più importante della stagione, è riuscito a toccare i nervi scoperti più fragili del numero uno al mondo, creare una nuova mentalità vincente oltre a consolidare i punti di forza. È stato un mentore più che un allenatore.

 

Allenatore, sembra quasi un paradosso, che cercava disperatamente l’uomo dei record Federer. Non aveva bisogno di un saggio che gli insegnasse i colpi di base, bensì un uomo competente e adatto alla filosofia del nativo di Basilea. Stefan da Västervik sembrava (sicuramente è) l’uomo giusto al momento giusto. SirRoger aveva chiuso un 2013 molto brutto: pochi risultati, prestazioni sotto lo standard abituale e una parabola sportiva che sembrava volgere verso il basso.

 

La relazione tra i due è nata con un accordo per 10 settimane. È durata un anno intero. La presenza di Edberg nella vita sportiva di Federer ha convinto lo svizzero a cambiare il suo gioco, spostarlo di più verso rete e non duellare da fondo campo contro i vari Nadal o Djokovic. Edberg ha vissuto sempre cercando il punto, non ha mai aspettato l’errore dell’avversario. E così ha fatto il Federer 2014: 73 vittorie e solo 12 sconfitte (85.88%), numero 2 al mondo, cinque titoli, due semifinali a Melbourne e a New York, una splendida finale a Wimbledon e soprattutto la tanto sognata Coppa Davis vinta in casa dei francesi con la sua nazionale. Chapéu.

Agnieszka Radwanska cerca di giocare con il detto “non c’è due senza tre”. La prossima allenatrice della polacca sarà Martina Navratilova, una leggenda della racchetta. 167 titoli in singolare e 177 in doppio, un’icona di questo sport. Saprà essere convincente come sono stati Becker ed Edberg quest’anno?

Photo credit: lev radin / Shutterstock.com