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MAGGIORENNE

Pubblicato il 8 settembre 2014

In dolce compagnia. Serena Williams, dopo il terzo successo consecutivo a New York, affianca alla casellina del numero diciotto, come i titoli del Grande Slam vinti in carriera, le due connazionali Chris Evert e Martina Navratilova (cecoslovacca poi naturalizzata americana, presto futura sposa). Nella classifica delle più vincenti del tennis in gonnella solo Margaret Smith Court (24), Steffi Graf (22) e Helen Wills Moody (19) le sono davanti, con la tedesca unica del trio ad appartenere all’era Open.

La nativa di Saginaw, paesino del Michigan, lo stesso distretto che ha dato i natali al grande cantautore Stevie Wonder, torna ad alzare il trofeo della Grande Mela così come quindici anni fa, quando batté in finale la svizzera Martina Hingis per il suo primo Slam.

Da New York a New York c’é tutto il mondo di Serena: gli esordi (divenne la seconda tennista di origine afroamericana ad aggiudicarsi il titolo statunitense dopo quello vinto da Althea Gibson nel 1958) e le finali contro sua sorella Venus; il periodo senza successi del 2004 e quello del ritorno ai vertici delle classifiche; l’infortunio e l’uscita dalle prime 100 del mondo e il nuovo ritorno, dirompente e mostruoso, sportivamente parlando, nel circuito WTA.

Quest’anno a New York non aveva mai perso più di 3 games per set; non ha fatto sconti neppure all’amica del cuore Caroline Wozniacki. Ha trionfato con un doppio 6-3, coronando un’estate che dopo Wimbledon l’ha vista perdere soltanto dalla sorella maggiore Venus: 19 vittorie e quella sola sconfitta. Sul cemento dell’enorme Arthur Ashe Stadium, con oltre 20.000 paganti sugli spalti e tanti Vip Made in Hollywood, la numero uno del mondo ha dimostrato ancora una volta, nemmeno ce ne fosse bisogno, che se è in giornata non ha rivali. Quest’anno durante gli Slam era incappata in sconfitte molto sorprendenti: da Ana Ivanovic a Melbourne, passando per la ventenne spagnola Garbine Muguruza a Parigi fino alla francese Alizé Cornet sul prato di Sua Maestà. A New York non c’è stata mai partita, come sa bene anche la nostra Flavia Pennetta sconfitta ai quarti. Tra venti giorni spegnerà 33 candeline, ha vinto più di 60 tornei e solo ieri ha incassato un assegno di 4 milioni di dollari di montepremi. Non ha rivali, se non l’intero circuito femminile. Oltre che se stessa e la sua forma fisica. Riuscirà a raggiungere la moglie di André Agassi prima di dire definitivamente basta? Le due settimane americane, Serena esclusa, hanno riproposto l’ex numero uno Wozniacki alla domenica decisiva come nel 2009 quando perse contro Kim Clijsters, un doppio quarto di finale per le nostre azzurre Pennetta e Errani (entrambe sconfitte sonoramente dalle future finaliste), l’ascesa della giovane cinese Peng e un titolo di doppio accarezzato ma poi sfumato dalla coppia italo-svizzera Pennetta-Hingis. Un torneo senza sorprese, un torneo dominato da Serena.

Photo credit: EPA/MAXPPP