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MANOLO, LA PRIMA LEGGENDA SPAGNOLA DELLA RACCHETTA

Pubblicato il 25 aprile 2014

Ben prima di Rafa Nadal c’era Manuel Santana. La Spagna tennistica ha scoperto da quasi dieci anni il dominatore del rosso, otto volte trionfatore della campagna francese del Roland Garros, dominatore assoluto della superficie più lenta del circuito. Una prepotenza che solo pochi rivali, sporadicamente, sono riusciti a contrastare. I giocatori che hanno battuto il mancino di Manacor sul rosso sono pochi quanto i giorni di pioggia nel deserto egiziano in pieno luglio.

Ben prima di Rafa Nadal c’era però Manuel Santana. Nato a Madrid nel 1938, in piena guerra civile, è stato il più importante tennista della corona di Juan Carlos a cavallo dell’era Open, il passaggio epocale vissuto dal tennis negli anni ’60. Vincitore di quattro Slam, trionfò tanto sulla terra rossa parigina (per ben due volte, 1961-64, entrambe contro il nostro Nicola Pietrangeli) quanto sul cemento di New York e sull’erba inglese di Wimbledon (1966) diventando il primo tennista spagnolo ad imporsi sul terreno di Sua Maestà. Manolo, il nomignolo con cui era conosciuto nel circuito, prima di quella data non aveva avuto parole di elogio per il nobile torneo dei Championship: “L’erba è fatta solo per essere mangiata dalla mucche”, non proprio una dichiarazione d’amore.

L’anno prima della vittoria londinese divenne eroe nazionale dopo aver condotta la Roja a un’inaspettata quanto sorprendente vittoria contro gli Stati Uniti in Coppa Davis. Allora l’insalatiera era semplicemente una lotta a due tra i giocatori d’Oltreoceano e gli australiani. Santana ruppe questo duopolio ma non riuscì a portare il trofeo in terra iberica. Due volte in finale, due volte sconfitto per 4-1 nella terra dei canguri. Giocò con i colori nazionali per 14 anni vincendo quasi 100 incontri.

A Barcellona in queste ore si sta disputando il torneo Godò, Master 500 con un ricco montepremi di 2 milioni di euro. Dopo la prematura uscita di scena di David Ferrer, il quasi padrone di casa Rafa Nadal insegue il suo nono trionfo. Più di trent’anni fa Manolo Santana si impose sulla stessa terra rossa di Pedralbes ma lo fece contro una leggenda vivente della racchetta: Rod Laver. La finale di quell’edizione, raccontano i vecchietti che si possono incontrare sulle panchine di Park Güell, fu epica per punteggio (tre set a zero per lo spagnolo) e per la qualità espressa in campo. Manolo era già entrato nell’albo d’oro del torneo intitolato al Conde de Godò nel 1962 ma in quell’occasione ebbe la meglio, non senza difficoltà, del più famoso tennista indiano dell’epoca ovvero Ramanathan Krishnan. Il successo contro Laver, otto anni più tardi, lo elevò nuovamente di un gradino.

Vinse anche la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 seppur come “riconoscimento dimostrativo” in quanto il tennis tornò nel calendario ufficiale dei Giochi solo vent’anni più tardi a Seul.

Entrato nella Hall of Fame della racchetta nel 1985, si è trasformato in uomo d’affari e organizzatore del torneo ATP di Madrid, prossimo Master 1000 in programma sulla terra prima degli Internazionali d’Italia. Terra, quella della capitale spagnola, che colorò di blu insieme a Ion ?iriac (per volere degli sponsor) nel 2012, decisione che gli valse tante critiche e minacce di non partecipazione da parte dei big maschili. 
Terra che fortunatamente è tornata dal suo colore abituale. La tinta blu la lasciamo alla colorazione dei capelli per Carnevale.

Photo Credit: Rapsodin