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San Gennaro come bagaglio a mano

Pubblicato il 7 aprile 2014

"San Gennaro, facce u miracolo".
Lo striscione campeggiava nel lato Positano della tribuna del campo centrale di Napoli, quello occupato in larga parte dai tifosi britannici, accorsi fin da venerdì per tifare Murray&co.
La preghiera rivolta al santo patrono della città sotto il Vesuvio era più che legittima: l'umore e il fisico della squadra capitanata da mister Barazzutti sabato sera era pessimo.
Fabio Fognini e Simone Bolelli avevano appena perso il doppio, lasciando alla Gran Bretagna due match ball per volare alle semifinali di Davis. Durante la conferenza stampa di fine partita il ct italiano non aveva usato tanti giri di parole: "Abbiamo giocato da schifo, ora il vantaggio è tutto dalla loro parte".
Ma si sa, San Gennaro i miracoli li fa e quindi perché non armarsi di speranze, maglietta azzurra e trombetta e passare una giornata sul campo di via Caracciolo, giusto di fronte a Capri, per vedere se gli italiani sarebbero riusciti nell'impresa?

Prima bisognava superare Murray, apparso vulnerabile sotto l'aspetto tecnico ma pur sempre vittorioso nel confronto singolare con Seppi e nel doppio in compagnia del sorprendente Fleming.

La prima preghiera a San Gennaro aveva un vago accento ligure di Taggia, terra natale del nostro Fognini, carico come non mai prima di scendere sulla terra rossa e incoraggiato in tribuna da una giovane moretta con occhiali a specchio, unghie dipinte di rosso e maglietta con il cuore: Flavia Pennetta.
Per il punto della speranza, ovvero quello che avrebbe ristabilito la parità sul 2-2, c'erano tutti i presupposti.
Il cielo grigio e plumbeo tipico delle Highlands di venerdì aveva lasciato posto a una torrida giornata primaveril-estiva con i bambini scorrazzanti in bicicletta sul lungomare.
Fabio, ritrovata la sua famosa fascetta portafortuna con la bandiera italiana, sfoggiava una maglia molto simile a quella del Napoli Calcio guidato in panchina da Rafa Benitez. Il pubblico, sia quello professionale e politico della gradinata vip che i distinti, era disposto a incoraggiare i ragazzi di Barazzutti ad ogni 15. E così è stato. Fabio, dopo aver fatto correre un brivido perdendo il primo turno di servizio del primo set (in una città scaramantica come Napoli poteva essere non un ottimo presagio), ha preso letteralmente a pallonate colui che arrivò fino al numero 2 delle classiche mondiali ATP. Una prova di maturità, solidità, eleganza e talento come forse mai nella sua carriera.

Una giornalista di Sua Maestà, seduta proprio al lato del nostro seggiolino, durante l'incontro ci ha sussurrato così: "Ma quanto è forte il vostro giocatore? Andy sta continuando a sudare e dire parolacce – siamo più politically correct, la parola usata dalla giornalista era un'altra…- reggerà tutto il match?".
"Sì Susy, reggerà tutto il match perché oggi, in questo momento, su questo campo, Fabio potrebbe giocarsela punto per punto anche con uno come Rafa Nadal!".

Che fosse un'altra giornata lo si era capito anche da un altro dettaglio: la ritrovata pace tra il ct e il nostro numero uno.

Sabato Barazzutti e Fognini, prima in campo e poi nella successiva conferenza stampa, erano apparsi decisamente distanti. Forse una parola o un rimprovero in più pronunciato dal commissario tecnico era stato mal digerito da Fabio. Dal selfie sui social network post-sorteggio alle facce scuse nella saletta adibita alle chiacchiere con i giornalisti la distanza era abissale.
I due sono tornati ad essere una cosa sola, a remare forte tutti dalla stessa parte e lasciare i sassolini delle incomprensioni nei vialetti verdi del Tennis Club.

Giusto prima delle 2 il pareggio era cosa fatta.

Fognini si schiaffeggiava il volto davanti al pubblico per dire "ci ho messo la faccia e ho dato tutto". Il pubblico lo inneggiava sulle note di "Ohi vita, ohi vita mia…". L'inerzia tornava dalla parte azzurra mentre Murray, sconfitto solo un'unica volta nei suoi precedenti incontri di Coppa Davis, tornava negli spogliatoi.

Ma attenzione a fare i conti senza l'oste.

Si, perché la sensazione che serpeggiava tra i panini degli ambulanti fuori dallo stadio e le tartine del catering sotto il tendone hospitality era che mancasse solo una semplice formalità, ovvero la vittoria di Seppi.
Certo, l'altoatesino partiva con tutti i favori del pronostico contro James Ward, ma la partita la si doveva sempre giocare. E la si doveva vincere. Un primo set anomalo, con 6 break in 9 turni di battuta, poi una nuvola fantozziana tornava a fare capolino sopra il campo. Tutto fermo. I più maliziosi hanno subito pensato che fosse peggio di un gatto nero, i più fiduciosi, al contrario, hanno paragonato quelle gocce a una sorta di doccia-sveglia per Andreas.
Il nostro numero due sapeva di avere tra le mani una partita troppo importante da non fallire. Nelle sue vene scorrevano ossigeno e tensione in egual misura. Quando il sole ha deciso di riprendere il potere, Seppi è tornato in campo leggermente più rilassato. Punto dopo punto ha conquistato il secondo e poi il terzo set.
La gioia per una semifinale attesa 16 anni poteva esplodere.

San Gennaro, dopo tutto il lavoro fatto tra la mattinata e il pomeriggio, si è meritato una lunga e sorridente pennichella.
Gli azzurri hanno condiviso l'entusiasmo con tutto lo stadio e con i tanti tifosi incollati alla tv.

Siamo tra le quattro migliori nazionali al mondo in campo maschile, è bene ricordarlo.

Abbiamo vinto in Argentina e abbiamo battuto Murray, non proprio gli ultimi arrivati. Ora godiamoci il successo, la stagione del rosso, la primavera e l'estate. Poi a settembre facciamo le valigie e andiamo a trovare Federer e Wawrinka nella loro Svizzera per una sfida che già promette scintille.
?
Che dite, San Gennaro ce lo fanno portare come bagaglio a mano?