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L’ATTACCANTE E IL SUO CONTRARIO

Pubblicato il 12 luglio 2013

Il primo “pirata” e rissoso, il secondo aggressivo e combattivo. Sono gli ultimi esempi (vincenti) del tennis australiano: Pat Cash e Lleyton Hewitt. Per gli amanti del paese dei canguri, da troppo tempo manca un vero leader su cui basare tifo e speranze. Pat e Lleyton lo sono stati, in epoche diverse, con stili contrapposti.
Pat nasce a Melbourne e debutta nel tennis professionistico nell’anno in cui la Nazionale di calcio italiana di Bearzot vince il Mundial di Spagna: siamo nel 1982. Da australiano è amante del gioco d’attacco, del serve&volley, del punto nel minor tempo possibile. In una parola: della tradizione aussie.
Dotato di grande classe, trionfa nel 1987 nel luogo più adatto al suo gioco: Wimbledon. Il suo avversario è sulle cronache di questi giorni, non perché sia ancora in attività, bensì perché è il mentore dell’ultimo campione Made in UK (Murray) dell’erba inglese: Ivan Lendl. Pat, dopo aver sconfitto agevolmente in tre set l’avversario cecoslovacco, sfida il rigido cerimoniale di Sua Maestà e decide di scavalcare le tribune del Central Court per festeggiare con il suo clan. Questa scena è ormai diventata una prassi consolidata in molti campi e a tutte le latitudini, oltre che nel regno del bianco della City, come dimostra l’ultima arrampicata del ragazzo di Dunblane.
Pat, famoso per la sua bandana a scacchi bianca e nera in testa, ha lottato più spesso con i dolori fisici personali che con gli avversari dall’altra parte della rete. La sua carriera non è mai decollata, come altri talenti degli anni ‘80 (vedi Becker o Edberg), a causa dei frequenti infortuni a schiena, tendini e ginocchia. Era burbero e divertente. Un vero peccato averlo visto così poco in campo.
Opposto il caso di Lleyton. Nato ad Adelaide nel 1981, diventa a soli 20 anni il più giovane numero uno ATP della storia. Ci rimase per 75 settimane.
Un’annata storica quella del 2001: oltre 80 vittorie, 5 prestigiosi tornei e la ciliegina sulla torta dell’US Open a settembre. Conseguita sulle stile-Pat? No, la rete non era casa sua. Il suo “appartamento” era collocato sulla riga di fondo campo dove poteva sfoderare i suoi colpi migliori. Grande risposta e rapidità di piedi.
Ha però una cosa in comune con Pat: il trionfo all’All England Club. Correva l’anno 2002, lo sfidante era l’argentino David Nalbandian. Una finale senza storia. Da quel momento fu chiaro che sull’erba di Sua Maestà potevano trionfare tutti, attaccanti come difensori. Concluse l’annata da numero uno portando in Australia anche la Master Cup di Shanghai.

Non si vive di soli trionfi e non si vive di soli record positivi. L’anno seguente, il 2003, Lleyton non riuscì a difendere il titolo sul tappeto verde perché fu sconfitto al primo turno dal croato Ivo Karlovic. Fu il primo vincitore di Wimbledon nell’era Open a essere battuto al primo incontro.
 
Passò alle cronache, oltre che per i risultati sul campo (Lleyton ha vinto almeno un titolo ATP per 10 anni consecutivi), anche per la relazione con la tennista belga Kim Clijsters, conclusasi nell’ottobre del 2004.

Pat e Lleyton, due modi per dirsi australiani.