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Ascoltate un maestro

Pubblicato il 12 marzo 2013

Per diventare dei grandi tennisti bisogna incontrare dei grandi maestri. Persone con cui condividere le proprie sensazioni e i propri limiti per poterli superare. Uomini e donne che, con la loro classe, sappiano indirizzarci verso un corretto uso della racchetta.

Abbiamo ascoltantato con trepidante attenzione le parole di una leggenda vivente del tennis. Per molti il più grande di tutti i tempi: Rodney George “Rod” Laver.

Per i più piccoli è solo un’icona in bianco e nero del tennis che fu. Per il più grandi il personaggio che ha reso popolare e mondiale il gioco. Il suo palmares è una biblioteca preziosa di ricordi: 200 titoli conquistati in carriera, il migliore di tutti per 7 anni consecutivi, vincitore su tutte le superfici dell’epoca (erba, tennis e parquet/legno). L’unico giocatore ad aver completato 2 Grandi Slam in singolare, prima come dilettante nel 1962 e, 5 anni dopo, come professionista.

Quale consiglio possiamo “rubare” al leggendario australiano di Rockhampton? Un colpo in continuo declino a causa della tendenza al gioco da fondo contemporaneo: la volèe, il tocco dell’eleganza.

Le sue parole sono un misto di tecnica base ed esperienza tra le righe. “Giocare una buona volèe è come colpire l’avversario con un pugno al naso! Non bisogna solo limitarsi a colpire la palla, bisogna imprimere una determinata forza, come fosse un cazzotto”.

I piedi sono parti essenziali per la buona riuscita del gesto “È fondamentale guardare la palla il più vicino possibile finchè toccherà le corde della racchetta. Se hai tempo muovi i tuoi piedi in modo da ritrovarti in posizione obliqua rispetto alla rete. Sappi però che non sempre avrai così tanto tempo!”

Ora la tecnica pura “Fai in modo che la racchetta sia più in alto del tuo polso anche se stai per cimentarti in una palla molto bassa. Ricorda, non abbassare mai la testa della tua racchetta”.

Il tempo è tutto “Apertura e chiusura del movimento devono essere brevi e l’impatto sempre compatto”.

L’ultima nota è per il polso, il vero ago della bilancia. “Non deve essere sempre rigido perchè dipende dall’intenzione con cui si esegue il colpo. Se vuoi che finisca ben dentro il campo hai certamente bisogno che sia rigido ma se preferisci giocare una palla corta devi ammorbidirlo e renderlo più flessibile. Devi adattarti velocemente ma non fare il contrario! In quel caso potresti trovarti con una palla lenta a mezzo campo o una smorzata alta e facile preda dell’avversario”.

Grazie Rod, ora possiamo fare due appelli.

Il primo è indirizzato ai giovani atleti: fate tesoro di questi consigli. Sembrano scontanti ma non lo sono. Se puoi ve lo dice un signore che ha vinto 11 Slam potete fidarvi.

Il secondo è per i tennisti attuali nel circuito: potete provare a rigiocare la volèe come sopra citato eliminando definitivamente gli “schiaffi al volo” che poco hanno a che fare con l’eleganza del gioco? Grazie.