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Tra vetta e passaggio generazionale

Pubblicato il 19 febbraio 2013

Nel giorno in cui Serena Williams, seppur sconfitta in finale da Victoria Azarenka in Qatar, torna ai vertici della classifica mondiale femminile a 31 anni e 4 mesi (mai nessuna in età così “anziana” dai tempi di Chris Evert), i nostri occhi e le nostre attenzioni si rivolgono al suo probabile successore: Sloane Stephens.

Non siamo ancora sicuri che la giovane americana della Florida possa raggiungere i livelli e la classe della sua più famosa connazionale; certo è che in Australia la vittoria della più “piccola” nello scontro diretto ai quarti di finale degli ultimi Open potrebbe aver rappresentato l’immagine di un passaggio generazionale targato Made in USA.

Sloane, destrorsa e rovescio a due mani ha una racchetta in mano dalla tenera età di otto anni quando la madre, Sybil Smith ex nuotatrice professionista che prese anche parte ai Trials olimpici per Seoul 1988, la iniziò alla pratica di questo sport. Come tanti suoi connazionali, vi dice niente il rapporto tra Andre Agassi e il padre? Allenata dall’ex tennista sudafricano David Nainkin si ispira, guarda caso (?!), alle sorelle Williams e Kim Clijsters.

Da “piccola”, nella categoria juniores, in coppia con l’ungherese Timea Babos formò una coppia invincibile di doppio nell’anno di grazia 2010: vittoria a Parigi, Londra e New York. Giusto dodici mesi prima gli spettatori milanesi ebbero il piacere di vederla trionfare al prestigioso Torneo Bonfiglio sulle rive del Naviglio.

I riflettori non sono però stati sempre puntati sulle sue prodezze sportive, come dovrebbe sempre essere. A settembre del 2009 ricevette la terribile notizia della perdita del padre, rimasto vittima di un incidente stradale all’età di 43 anni. John Milton Stephens era stato un eccellente giocatore di football dei New England Patriots dal 1988 al 1992. Dopo la fine della carriera sportiva, la nascita di Sloane con cui però non riuscì a costruire un rapporto degno di questo nome a causa di alcuni problemi con la legge (prima) e di salute (poi).

Tornado al tennis giocato, l’anno scorso è stato un anno importante. Raggiunge gli ottavi al Roland Garros e il terzo turno a Wimbledon. Risultati buoni ma non funambolici, sufficienti però per interrogarsi se sia davvero lei la destinata a guidare il tennis femminile americano alla fine dell’era Williams.

Molte le analogie, caratteriali e di gioco. Molta la voglia di tennis che le si legge negli occhi. Da qui ad arrivare alle vette raggiunte da Serena la strada è ancora molto lunga e in salita. Anche perchè, in cima, Serena ci sta proprio bene.