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Una lunga gestazione

Pubblicato il 11 gennaio 2013

È stato, per molto tempo, il fratellino minore di Londra, Parigi e New York. Vuoi perché non trovava fissa dimora, cambiando 2 nazioni e 5 città. Vuoi perché la sua lontanza scoraggiava un lungo viaggio in nave (poi aereo) agli atleti. L’adolescenza dell’Australian Open è stata travagliata ma si può dire conclusa. Ora parla lo stesso linguaggio delle tappe più blasonate.

La prima edizione ufficiale fu giocata nel 1905 al Warehouseman’s Cricket Ground di Melbourne, ma fino al 1972 il torneo non avrà una sede stabile, alternandosi tra Sydney, Adelaide, Brisbane e Perth, sconfinando in terra neozelandese a Christchurch (1906) e Hastings (1912).

All’alba degli anni settanta si optò per la stabilità e la scelta ricadde sul Kooyong Lawn Tennis Club di Melbourne su campi da gioco in erba. L’albo d’oro fino all’Era Open vede una chiarissima prevalenza degli atleti di casa, padroni indiscussi, con le interessanti eccezioni del francese Jean Borotra nel 1928, del britannico Fred Perry nel 1934 e dell’americano Don Budge nel 1938.

Dal dopoguerra fino al ’68 si vedono alternarsi alla vittoria i più grandi talenti della scuola australiana: Ken Rosewall vince il suo primo Australian Open nel 1953 (vincerà il suo quarto vent’anni dopo, nel 1973!), Lew Hoad nel 1956 e soprattutto Roy Emerson, che nel complesso ne vincerà ben 6 tra il ’61 e il ’67, approfittando però dell’assenza dei suoi rivali più accreditati che intanto muovevano i primi passi nel tour dei pro.

La prima vera edizione Open si giocherà nel 1969 a Brisbane e rappresenterà la prima tappa del secondo Grande Slam di Rod Laver, che batterà in finale lo spagnolo Andres Gimeno. Dopo le inevitabili vittorie degli irriducibili Rosewall e Newcombe, è il 1974 l’anno della svolta. Irrompe sulla scena un terribile mancino dal rovescio a due mani, James Scott Connors, per tutti “Jimmy”.

Da segnalare la vittoria a sorpresa del modesto Mark Edmonson nel 1976. Da molti considerato come il vincitore di Slam più scarso di sempre (non entrerà mai neanche in top ten). Nel 1977 gli organizzatori decidono di spostare il torneo da gennaio a dicembre, confidando di diventare un appuntamento irrinunciabile per chi avesse la possibilità di centrare il grande poker: infausta decisione, il tabellone si impoverisce ulteriormente.

Si cerca una magia dal cilindro: doppia edizione nel 1977, una giocata a gennaio e una in dicembre. Ulteriore pessima scelta.

A cavallo degli anni ‘80 il fallimento è vicino. Finalmente si trova una soluzione: addio erba, si abbandona Kooyong per una nuova superficie in cemento (Rebound Ace) alla periferia di Melbourne (Flinders Park poi Melbourne Park). La nuova giovinezza è sbocciata.

Il torneo si svolge in impianti avveniristici, sempre a gennaio come prima tappa dell’anno. Sbocciano talenti come Steffi Graf o Martina Hingis. Lendl trionfa per due anni consecutivi, Agassi domina gli inizi degli anni 2000. Gli outsider sono sempre dietro l’angolo (o meglio dietro l’ombra, causa caldo terrificante).

L’anno scorso, nella finale n.100 della storia, Nole Djokovic sconfigge Rafa Nadal dopo 5 ore di gioco, la finale dello Slam più lunga di sempre. La lunga storia degli Australian Open è solo all’inizio.