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Racchetta d’Oro

Pubblicato il 18 dicembre 2012

Fine anno si avvicina e con “lui” la stagione tennistica. Nel calcio è tempo di Pallone d’Oro, ovvero decidere a chi andrà il riconoscimento del migliore tra i migliori. Fondato dal giornale transalpino l’Equipe, fino agli anni 90 premiava il più bravo tra gli europei che giocavano nel Vecchio Continente. Ora si è allargato agli “extracomunitari” (quanti ne avrebbe vinti Diego Armando Maradona…) con Leo Messi, anch’egli argentino come el Pibe, grande favorito.

E se Mago Merlino trasformasse il Pallone in Racchetta d’Oro a chi andrebbe il premio 2012?

Procediamo con ordine. Dobbiamo escludere, per la nostra decisione, i ragionamenti più tradizionali e, soprattutto, lasciare a lato i personalismi e le scelte-da-tifoso. E’ vietato basarsi su:

  • la classifica a fine anno = semplicistico;
  • i tornei vinti, Slam e Master = matematico;
  • i migliori progressi = impossibile con due fenomeni di questo livello;
  • le più cocenti sconfitte = riduttivo;
  • scontri diretti = veritiero ma non troppo.

Su cosa ci basiamo? Il miglior colpo? La simpatia? Gli introiti…? No. La scelta non è semplice. I magnifici quattro, come in un cartone della Marvel, si sono spartiti i 4 Slam: Djokovic in Australia, Nadal sotto la Torre Eifell, Sir Roger a Londra, Murray nella Grande Mela.

Tradotto: pallina al centro

Che dire del maiorchino Rafa? Fino a Wimbledon, tra alti e bassi, è riuscito a conquistare Roma e Parigi, perdendo sul famoso blu di Madrid. Poi lo stop fisico lo ha escluso dal secondo semestre del tennis. Bene ma non completamente.

Andy Murray è salito sul carro dei vincitori. Dopo tante sconfitte in dirittura d’arrivo (non ci dimentichiamo le lacrime di Wimbledon) è prima riuscito a conquistare la medaglia d’oro ai giochi di Londra “sull’erba di casa” per poi alzare il primo Slam a New York contro Djokovic in un’entusiasmante finale. I progressi, sia tennistici che mentali, sono sotto gli occhi di tutti ma forse gli manca ancora quel pizzico di fantasia in più per superare i momenti più difficili.

La corsa si restringe a due: il serbo e lo svizzero.

Il cittadino onorario di Basilea ha raggiunto traguardi importanti: ha superato le 300 settimane in vetta alla classifica ATP, trionfato a Londra per la settima volta eguagliando i record di Sampras e Renshaw, vinto su tutte le superfici (ma questa non è una novità), raggiunto le 876 vittorie nell’era Open superando John McEnroe. Annata spettacolare.

Il serbo è partito forte da numero uno al mondo portando a Belgrado il primo Master della stagione dopo la più lunga finale dello Slam della storia contro Nadal. Poi un trittico di sconfitte contro il maiorchino a Montecarlo, Roma e Parigi. La perdita del nonno, a cui era molto legato, lo debilita nello spirito e nel suo tennis: sconfitto a Londra sia nella versione tradizionale che in quella olimpica. Si riprende dopo l’estate, doppia vittoria cinese a Pechino e Shanghai più il Master a Londra contro Federer. Finisce da numero uno.

Per la Racchetta d’Oro 2012 diamo ad uno il piatto corda e all’altro il manico. Se ci sono gli ex-equo al Festival di Cannes perché non possono esserci nel tennis?