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Esperimenti sul campo

Pubblicato il 14 dicembre 2012

Giocatori e giocatrici, segnatevi bene questa formula. Le vostre vittorie saranno quasi sempre assicurate, almeno alla battuta.

Non stiamo dando i numeri, anche se ci siamo molto vicini… Vi vogliamo proporre uno studio del professore e matematico Nick Ovenden (University College London). Ha creato una formula, con tanto di variabili ai più incomprensibili, per identificare quale sia il servizio perfetto del gioco del tennis. Servire nello stesso punto del campo ma con imprevedibili top spin.

Al bando le vecchie “bordate” di Ivanisevic, l’eleganza di SirRoger o le diaboliche inclinazioni di MacBrat-McEnroe. E’ tutto racchiuso in una formula con tanto di spiegazione alla lavagna:

Angolo formato tra la linea retta che collega il tennista a l’obiettivo finale e la traiettoria del lancio iniziale della pallina.

Costante proporzionale legata alla velocità della palla e alla velocità angolare che è uguale a 4.1 x 10 alla quarta.

È la componente laterale della velocità ovvero la componente di rotazione della pallina. Si determina moltiplicando omega per il coseno dell’angolo formato tra l’asse di rotazione della palla e la racchetta al momento dell’impatto.

Attrito dell’aria sulla palla per metro percorso.

Distanza orizzontale in linea retta, in metri, tra il tennista e l’obiettivo

Velocità della palla dalla racchetta in metri al secondo

Il Prof. sostiene che lo spin impresso alla palla cambia la sua traiettoria attraverso l’aria, chiamato “effetto Magnus”. Un tipico giocatore può far ruotare la pallina a 2.000/2.500 giri al minuto. Nonostante una differenza di velocità al servizio, anche tra uomini e donne, i loro effetti di spin sono spesso simili.

Tradotto: servire piatto ma con spin. Come? Misurando centimetri, distanza dal punto d’impatto, altezza a cui si colpisce la pallina, angolo d’incidenza nella finestra di servizio. Tutto. Eccetto un piccolo e innocuo particolare…: non ci dice come impugnare la racchetta!

Il Prof. Ovenden se ne lava le mani così: non mi voglio sostituire agli allenatori, loro sanno meglio di me come si fa. Ho solo proposto questo modello per dimostrare che si può colpire la pallina e farla ricadere nello stesso punto ma con molteplici possibilità di rimbalzo. Imprevedibili.

Ora più che mai abbiamo bisogno del vostro aiuto:

  • primo: scovare tra tutti gli appassionati di tennis un fisico-matematico che ci traduca in concreto, in un idioma che sia comprensibile alla massaia di Voghera così come al giovane scolaro di Caltanissetta, gli effetti di tutte quelle variabili;
  • secondo: grande dedizione ed abnegazione tra di voi nel testare minuziosamente le variabili sul campo.
  • terzo: diteci la verità! Ci siete riusciti?

Attendiamo fiduciosi.