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Wimbledon vs. Wimbledon

Pubblicato il 2 agosto 2012

C’era una volta, tanto tempo fa, un torneo maestoso. Nobili signori con la racchetta e gentili dame in gonnellina (sempre con la racchetta) calpestavano, noncuranti dei rimproveri, il manto erboso del terreno di sua maestà.  Semplici regole, ferree tradizioni. Ai vincitori il giusto tributo del pubblico festante e competente.

C’era una volta Wimbledon. Ammettiamolo: non è solo una questioni di colori. Il Wimbledon-Olimpico non ha nulla del Wimbledon-Versione originale.

Ecco tre elementi lampanti, in ordine sparso.

  1. La voglia di vincere. E’ come se i giocatori fossero stati inseriti nel torneo di triathlon della Bocciofila di San Casciano Terme. Ambita competizione toscana che sostituisce le discipline del nuoto-bici-corsa con tennis-bocce-freccette.

Nessun gesto di rabbia, nessuna delusione, forse qualche “come-on” urlato al cielo (da una russa portabandiera, ah…provate ad immaginare la stessa scena durante la Guerra Fredda. Altro che dottor Stranamore).

  1. Il pubblico. Chi è costui? Spalti vuoti, una desolazione. Le gradinate e i seggiolini più ambiti di un mese fa per la finale tra Murray e Sir Roger sono semplici poggiapiedi di ragazzi svogliati che guardano la partita tra un boccone e l’altro di un hotdog. Come se fossero sul divano di casa a guardare una replica di Magnum PI.

E dopo il tennis passano alla canoa. Per poi andare alla lotta greco-romana. Infine chiudono la giornata con il nuoto. Sempre con la stessa espressione. E con 4 hotdog in più in pancia.

  1. Il rattoppo del campo. Avevamo già scritto della nostra preoccupazione per il ritorno della finta erba. E’ come se avessero buttato della sabbia in una spiaggia che prima non esisteva. Sbigottiti. A questo punto preferivamo il vecchio campo sgualcito.

Meglio l’originale quindi?

Attendiamo la finale per un sorriso dei contendenti e, magari, per scovare più di una scolaresca in gita premio sul Centrale.

 

photo: Tonelli for Federtennis.it