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Non sporcate quella zona

Pubblicato il 15 maggio 2012

Wimbledon ha l’erba che si consuma. A furia di calpestarla (ma non troverete il cartello “è vietato salire con le scarpe”) i giocatori creano dei sentieri di cammino. Lungo la riga di fondo campo e, perpendicolarmente, verso la rete. Un po’ parole crociate: orizzontale e verticale.

A Roma la terra si consuma. A furia di calpestarla (ma non troverete il cartello “è vietato toccarla con la mani”) i giocatori creano dei sentieri di cammino. Lungo la riga di fondo, anzi, qualche metro più indietro della riga di fondo, e attraverso grandi scivolate che ricordano la scia delle coda di un jumbo della Boeing quando “si lanciano” verso rete.  Usando lo stile dei giocatori di curling.

La rete. Oh mia eterna sconosciuta.

Abbiamo come l’impressione che la zona degli scambi-ravvicinati sia un territorio a scarsa presenza umana. Come il Nord delle Highlands scozzesi o le Far Oer.

Come se ci fosse davanti il cartello “non sporcate la zona davanti a voi”. Le più diligenti sono le donne, attente alle pulizie di casa. Ormai trovare una giocatrice a Roma da serve&volley è come scovare un gladiatore del Colosseo che parla con accento di Varese.

Gli uomini sono un po’ più indisciplinati (si sa, a loro si fa passare solo l’aspirapolvere) e qualche seguace del “corro a rete per far punto” c’è ancora.

Lo troviamo sempre con il lumino ma lo troviamo.

Nostalgici.