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Turista per caso

Pubblicato il 14 maggio 2012

C’è una regola non scritta nello sport: se entri con la testa sbagliata nel match è difficile uscirne vincitore. Non ci sono classifiche o statistiche. C’è solo la differenza di mentalità.

L’uscita al primo turno di Francesca Schiavone ne è l’esatta dimostrazione.
Dagli spalti del Centrale era tanta l’attesa per vedere all’opera l’italiana trionfatrice di Parigi di soli 2 anni fa. In tanti si sono armati di felpa con il cappuccio e giacca a vento per vedere un bel tennis. Ne sono usciti delusi. E infreddoliti.

I nostri occhi non sono più raffinati di tanti esperti o maestri; sono però occhi sinceri. Abbiamo visto da subito, dai primi scambi di palleggio di riscaldamento, che Francesca non era della partita. In pratica non è mai scesa in campo.

Tanti errori, sia tecnici che caratteriali. Nel primo set, in un gioco con al servizio la sua avversaria (la russa Makarova) ha sbagliato 4 rovesci consecutivi. Identici. Come preparazione, impostazione e coordinazione. Sembravano dei replay in slow motion. Perso il primo set (male) ha cercato di entrare per la prima volta in campo ma ormai la frittata era già stata fatta. Nessun cambio di mentalità, nessun cambio di passo. Come i ciclisti che iniziano la salita per il Mortirolo ma non riescono ad alzarsi mai sui pedali per provare uno scatto d’orgoglio.

Fuori al primo turno. Dopo aver dato l’impressione che non fosse – Francesca – mai realmente con la testa qui a Roma. Da Piazza di Spagna al Centrale.

Le sconfitte aiutano. Questa è da prendere come esempio.