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Il lusso con la racchetta

Pubblicato il 16 aprile 2012

Prendete un piccolo terreno, edificatelo a più non posso verso l’alto e imponete delle soglie d’ingresso (per vivere) con molti zeri. Benvenuti a Monte-Carlo.

Ora prendete un ragazzo spagnolo, un “isolano di Maiorca”, ditegli che può giocare su un campo di terra rossa che si affaccia direttamente sul mare. Un campo piccolo piccolo perché, nel piccolo principato, lo spazio è poco. Benvenuti al Principato Nadal di Monte-Carlo.

Il primo dei grandi tornei della terra battuta è il regno di Rafa dal 2005. Un predominio incontrastato.

Chiedere qualcosa a Roger Federer che, contro Nadal, ha perso tre finali su tre, consecutivamente.

I campi del lussuoso ed esclusivo Country Club (curiosità, si trovano a tutti gli effetti in territorio francese e non monegasco) ci regalano uno spaccato ‘regale’ del mondo della racchetta. Così come per la tappa – obbligata – di Formula1 nel Principato, la Monte-Carlo del tennis è la settimana di gala.

Tantissimo charme sugli spalti, cocktail con e senza ombrellino (gli anni ’80 purtroppo sono finiti, ma torneranno, torneranno …), giocatori che ambiscono al ballo più importante, la finale. Spettatori da 18 carati intorno al collo, orologi senza prezzo e vestiti senza pieghe.

Un torneo antichissimo, si gioca dal 1897, con un montepremi degno del territorio, 3 milioni di dollari. E’ stata la casa di Ilie Nastase, Bjorn Borg e le sue fascette intorno alla testa, il freddo e urlante Thomas Muster. Ma anche il nostro Nicola Pietrangeli.
E’ più di un torneo. E’ Monte?Carlo.

 

Image credits: scettico on Flickr