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Martina Trevisan, un sorriso da semifinale

Pubblicato il 31 maggio 2022

La semifinale di Martina Trevisan al Roland Garros è un’impresa che vanta pochi precedenti tra le italiane. Ecco perché, con questa fiducia e un tennis perfetto per la terra di Parigi, la corsa della mancina toscana (attesa da Coco Gauff) potrebbe non finire qui

Se lasciamo da parte il periodo d’oro del tennis femminile italiano – quello delle nostre Fab 4 Flavia Pennetta, Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Sara Errani – per ritrovare una semifinale Slam di una giocatrice azzurra bisogna tornare indietro fino al 1954, quando Silvana Lazzarino raggiunse le migliori quattro al Roland Garros. Parliamo dunque di 68 anni fa. Il dato rende bene l’idea dell’impresa compiuta da Martina Trevisan, che battendo in tre set (in due ore e 21 minuti) la canadese Leylah Fernandez ha centrato il risultato più importante della carriera. Uno step in più rispetto al quarto di finale del 2020 sugli stessi campi, che già pareva un’eccezione nella carriera della fiorentina.

Martina, invece, ha dimostrato che quel torneo di due anni fa non era stato un caso. Stavolta è giunta a Parigi reduce dal primo titolo Wta colto a Rabat, in Marocco, e con una quantità di fiducia mai avuta in tutta la sua carriera. Fin dal primo momento, ha trovato nella terra umida di una Parigi quasi autunnale un’alleata importante per il suo tennis. E anche contro Leylah Fernandez (in difficoltà pure per via di un piccolo problema al piede destro) ha messo in scena una prestazione da strabuzzare gli occhi. Ha vinto due volte, in fondo, la mancina di Firenze. Perché ha dominato il primo set ed è sempre stata avanti nel secondo, fino a toccare il match-point sul 5-4. Ma proprio lì la canadese, mancina come lei, si è svegliata di colpo e ha riacceso la partita.

IL SANGUE FREDDO DI MARTINA

Nel terzo parziale si è vista la solidità attuale di una Trevisan che – anche sotto il profilo psicologico – non è mai stata così forte come adesso. La toscana ha ripreso a macinare tennis come se nulla fosse accaduto, come se quel match-point (sul quale peraltro ha poco di cui rimproverarsi) non fosse mai esistito. Contro un’avversaria di grande valore e di grande avvenire, capace di picchiare forte con i fondamentali e di comandare il gioco per lunghi tratti, la 28enne di Firenze ha puntato su quello che sa fare meglio, ossia trovare gli angoli e variare il gioco. Così ha ripreso a dettare legge e in pochi minuti ha riportato dalla sua parte l’inerzia di un confronto che rischiava di sfuggirle di mano.

Di occasioni non sfruttate ce ne sono state ancora diverse, ma nessuna di queste ha tolto il sorriso dal volto dell’italiana, che ha chiuso con un urlo liberatorio dove dentro c’era di tutto: orgoglio, fatica, determinazione, coraggio. Magari anche ricordi di quel passato lontano così difficile, che ormai è stato riscattato dalla sua nuova storia. Si è commossa guardando il suo staff, Martina. Con il coach Matteo Catarsi e la capitana della Nazionale Tathiana Garbin in piedi a tributarle una standing ovation. Proprio loro due sono stati tra gli artefici di questo recupero ad alto livello che fino a poco tempo fa pareva quasi impossibile. Perché il talento di Martina non è mai stato in discussione, ma le difficoltà degli ultimi mesi avevano inevitabilmente fatto sorgere tanti dubbi.

TOP 30 WTA E UN PRECEDENTE POSITIVO

Con la semifinale al Roland Garros, la Trevisan sfonderà il muro delle top 30 Wta per la prima volta in carriera, diventando la numero 1 d’Italia. Un doppio traguardo che però non le basta. Non le deve bastare. Per la condizione dimostrata fino a qui, nemmeno la prossima sfida appare fuori portata. Di fronte, con in palio la finale, ci sarà l’americana Coco Gauff, altro talento straordinario dell’ultima generazione del circuito Wta. Contro Sloane Stephens, la 18enne della Florida ha saputo gestire al meglio una delicata fase conclusiva del primo set, per poi dominare nel secondo, come peraltro aveva fatto in avvio.

C’è un solo precedente, fra Trevisan e Gauff, e risale proprio al Roland Garros del 2020, quando Martina si impose in tre set in un combattuto match di secondo turno. Coco aveva soltanto 16 anni e, pur essendo una stella emergente, non aveva quella solidità che possiede oggi.

Aveva comunque reso la vita molto difficile a Martina, arrendendosi solo per 7-5 al terzo. E c’è da credere che stavolta proverà a comandare fin dal principio, senza paura e senza pensare troppo a quello che c’è in palio.

SCHIAVONE E LE ALTRE: LE IMPRESE ITALIANE

L’obiettivo per la mancina di Firenze è comunque la finale, raggiunta da quattro italiane prima di lei. Francesca Schiavone vinse proprio al Roland Garros nel 2010 (battendo in finale l’australiana Sam Stosur) e tornò a giocare l’ultimo atto un anno più tardi, sconfitta stavolta dalla cinese Li Na. Nel 2012, nuovamente a Parigi, fu Sara Errani a centrare il match decisivo, cedendo soltanto a Maria Sharapova. Infine, nel 2015, arrivò lo straordinario derby agli Us Open, con Flavia Pennetta in trionfo su Roberta Vinci. Curiosamente, il risultato della Trevisan arriva proprio nel giorno in cui – nel tabellone delle leggende di Parigi – Pennetta e Schiavone si sono ritrovate e insieme hanno passato il primo turno del doppio.

Se parliamo di semifinali, invece, gli unici altri paragoni col risultato della Trevisan sono quelli di Silvana Lazzarino (Roland Garros 1954), Anneliese Ullstein Bossi Bellani (tra le migliori quattro sempre a Parigi nel 1949) e Maud Levi Rosenbaum, italo-americana che tuttavia giocava con la bandiera tricolore quando raggiunse le semifinali agli Us Open nel 1930. Più fitto l’elenco di coloro che hanno saputo raggiungere almeno i quarti di finale. L’ultima era stata Camila Giorgi (Wimbledon 2018), ma in precedenza c’erano riuscite anche Silvia Farina (Wimbledon 2003), Adriana Serra Zanetti (Australian Open 2002), Laura Golarsa (Wimbledon 1989), Raffaella Reggi (Roland Garros 1987) e Sandra Cecchini (Roland Garros 1985). Parliamo comunque di una manciata di giocatrici, a dimostrazione che quanto ha fatto la Trevisan non può essere considerato la normalità.

Tantomeno lo è adesso, in un periodo in cui in Italia sono gli uomini ad avere i riflettori puntati addosso. Mentre ci si attendeva l’exploit di Jannik Sinner (sfortunato protagonista nel match chiuso per ritiro con Andrey Rublev), mentre si continua a sostenere Lorenzo Musetti in una crescita che non tarderà a completarsi, mentre si ammira la dedizione di Lorenzo Sonego, ecco dunque spuntare la protagonista che meno ci si attendeva. I passi che attendono Martina Trevisan sono i più difficili ma anche i più stimolanti. Sarà semplice tifare per lei e per quel sorriso che non manca mai, nemmeno sui match-point, in barba alla tensione che vorrebbe toglierti tutto.