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Berrettini show: di tennis, di testa e di cuore

Pubblicato il 21 gennaio 2022

Come si batte Carlos Alcaraz? Bisogna evitare di averne paura e mantenere l’iniziativa. Come ha fatto Matteo Berrettini, che ha esibito un coraggio inscalfibile, giocando un quinto set di qualità straordinaria e un tie-break impeccabile. Adesso è l’azzurro il favorito per la semifinale.

“Colpire, colpire”. Tirare forte. A costo di sbagliare qualcosa, continuare a tenere l’avversario in apprensione. E poi ripartire. Darsi tempo, respirare, cadere (letteralmente) e rialzarsi. Infine, chiamare a rapporto tutta la concentrazione possibile, tutta quella rimasta nel serbatoio, per un tie-break interpretato – prima che giocato – nel modo migliore possibile.

Matteo Berrettini ha fatto tutto questo, per domare Carlos Alcaraz in un terzo turno degli Australian Open che valeva moltissimo, per entrambi ma in modo particolare per il tennista romano. Una partita che entra già tra i momenti clou del 2022 appena cominciato, per qualità, per emozioni, per la sensazione di aver visto due campioni che sapranno colorare altri momenti del genere, negli anni a venire.

Berrettini ha vinto di tennis e poi di cuore e di testa. Di tennis nei primi due set, quando ha saputo spingere e mandare fuori giri quell’avversario così giovane eppure già così spaventoso, per tanti colleghi. Di testa e di cuore nel resto del confronto. Nel terzo parziale, Matteo era già stato a tanto così dalla vittoria: avanti per 4-3 e 15-30 sul servizio dello spagnolo, ha mandato fuori di un centimetro scarso una risposta fulminante di diritto che ‘Carlito’ ha potuto solo guardare, con un misto di paura e di speranza.

È stata la chiave di quel set, perché nel game di battuta successivo è arrivato il break che sembrava aver fatto girare l’intera partita. Una sensazione suffragata da una quarta frazione volata via troppo velocemente. Eppure Berrettini, che col suo body language a tratti mandava segnali non positivi, continuava a crederci. A prescindere dal fatto che l’altro avesse messo il pilota automatico a una velocità di crociera talmente alta da sembrare inattaccabile.

LA CADUTA, LA PAURA PER LA CAVIGLIA, LO SPRINT

L’allievo di Vincenzo Santopadre (sofferente in tribuna almeno quanto il proprio giocatore) aveva del margine. Lo sapeva. Lo ha ricordato a se stesso, forse, mentre stava recuperando da una possibile storta alla caviglia che ha fatto ricomparire nella mente di molti un altro recente episodio amaro. Dopo lo spavento, è rientrato in scena e ha deciso di tornare quello dei primi due set, quello che non aveva nessuna intenzione di lasciare il pallino nelle mani dell’altro, a costo di prendersi enormi rischi su ogni singolo quindici.

Il quinto set è stato il momento più bello di un confronto di qualità eccezionale. Matteo lo ha vissuto sempre con la testa avanti, avendo cominciato a servire per primo. Ha avuto un primo match-point sul 6-5 in suo favore, al termine di un punto conquistato con l’anima, più che con la racchetta. Alcaraz non ha messo la prima, sulla seconda l’azzurro si è girato di diritto deciso a tirare forte forte sul rovescio altrui, ma il suo colpo, che poteva valere la partita, è finito a metà rete.

Quel match-point mancato si poteva paragonare a un’altra caduta, che a un campione meno corazzato avrebbe fatto persino più male della precedente. Invece Berrettini ha preso a giocare il tie-break (che in Australia, nel set decisivo, si gioca al meglio dei dieci punti) come se fosse il primo game dell’incontro. Con la stessa freschezza mentale. Mentre dal canto suo il buon Carlos cominciava a dare piccoli ma incoraggianti (per l’avversario) segni di cedimento: un errore gratuito qui, un colpo steccato là.

La ferocia non era più nello sguardo dell’iberico, bensì dell’italiano. Ormai consapevole del fatto che quella sfida prima dominata, poi finita ai limiti dell’incubo, si stava trasformando in un trionfo. Il doppio fallo di Alcaraz sull’ultimo quindici è stato il simbolo di una resa, da parte di un ragazzo di 18 anni che è già un campione è che con ogni probabilità è destinato a diventare numero 1 del mondo, ma che stavolta ha trovato un avversario più forte di lui.

COME SI BATTE CARLOS ALCARAZ

Un terzo turno di uno Slam non può essere un momento chiave per il torneo. Perché di avversari che attendono e che fanno paura ce ne sono ancora troppi. Ma questa partita, per il modo in cui è stata giocata e vinta, rappresenta un passaggio chiave per Matteo. E forse non solo per lui. Il precedente confronto con Carlos Alcaraz, sul duro di Vienna a fine 2021, il romano lo aveva perso al tie-break del terzo, e nel frattempo (nonostante il contagio da covid), lo spagnolo era cresciuto ulteriormente, arrivando pure a dichiarare il cemento – e non l’amata terra – come sua superficie ideale.

Carlos, quando prende fiducia e alza i giri del motore, è impressionante su ogni colpo: serve bene, sa difendere, ha un diritto che lascia fermi e anche sul lato sinistro non ha paura di rischiare. La velocità media dei suoi colpi e delle sue gambe è più alta di quella della grande maggioranza dei colleghi, top players compresi. Ma in fondo Berrettini ha dimostrato che questo Nadal 2.0 non è imbattibile. Non solo per via dei difetti dovuti alla sua giovane età, a una carenza di esperienza che ogni tanto incide sulla continuità all’interno del match. Ma anche perché Carlito si può piegare mettendogli pressione, costringendolo a prendere decisioni rapide e provando – per quanto possibile – a togliergli l’iniziativa.

La vicenda diventerà ovviamente sempre più complessa col passare del tempo, ma appare l’unica via per mettere un freno a un giocatore che altrimenti fa già parecchia paura. In questo senso, Matteo può aver tracciato una via, può aver mostrato agli altri che per battere Alcaraz, molto semplicemente, non bisogna averne paura. Un po’ come, in passato, Fabio Fognini ha saputo fare con Rafael Nadal, sorprendendolo prima con la sua meravigliosa sfacciataggine, poi con il suo tennis brillante e imprevedibile.

PABLO CARRENO BUSTA PER UN POSTO NEI QUARTI

Il torneo propone adesso a Berrettini un altro giocatore spagnolo. Pablo Carreno Busta ha caratteristiche decisamente diverse da quelle del 18enne Carlos Alcaraz, ha 30 anni e non c’è collega che, nell’ultimo decennio, non abbia imparato a conoscerlo per filo e per segno e ad apprezzarne – suo malgrado – le qualità. Nato come giocatore da terra (come ogni iberico che si rispetti), l’asturiano ha trovato però sui campi duri i momenti migliori della carriera.

Come le due semifinali agli Us Open (2017 e 2020) o come la medaglia di bronzo olimpica conquistata a Tokyo lo scorso anno, superando Novak Djokovic nella finale per la medaglia. Anche in questo avvio di stagione, Pablo ha fatto capire di voler fare sul serio: aver battuto Sebastian Korda senza soffrire in maniera eccessiva è un bel biglietto da visita per presentarsi con delle ambizioni anche di fronte a Berrettini.

Sarà il loro primo scontro diretto, e anche per questa ragione le incognite non mancano. L’obiettivo di Matteo dovrà essere lo stesso di sempre: tenere il più possibile il controllo delle operazioni. Poi, nel caso tutto funzioni a dovere, si potrà guardare un po’ più avanti: a quel confronto col vincente tra Gael Monfils e Miomir Kecmanovic (a segno in quattro set su Lorenzo Sonego) che vedrebbe ancora una volta l’azzurro favorito. Il numero 7 del mondo è la testa di serie più alta rimasta in quel settore, ma Alcaraz era solo una delle mille trappole possibili. E quell’attenzione esibita da Berrettini nel match di terzo turno non dovrà calare nemmeno di fronte a coloro che, solo teoricamente, fanno un po’ meno paura.