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Il Canada vola: l’ATP Cup è solo un inizio

Pubblicato il 9 gennaio 2022

La prima volta del Canada sul tetto del mondo in un grande torneo a squadre è una rivincita della finale persa in Davis a Madrid nel 2019. Ma è soprattutto un trionfo che porta la firma di Felix Auger Aliassime e Denis Shapovalov, due talenti pronti a dire la loro anche negli Slam.

Per la prima volta nella sua storia, ma probabilmente non per l’ultima, il Canada entra nell’albo d’oro di un grande torneo tennistico a squadre. E il merito di questo passo, straordinario per un Paese che ha una tradizione limitata rispetto alle grandi potenze della racchetta, è di Felix Auger Aliassime e Denis Shapovalov, due ragazzi che sono approdati giovanissimi nel tennis che conta, e che da Sydney potrebbero trovare lo slancio per imporsi anche a livello individuale, anche nei grandi tornei. Slam compresi.

UN CANADA CON RADICI SPAGNOLE

C’è un po’ di Spagna, in fondo, in questo Canada che ha affrontato e battuto per 2-0 la Spagna ‘vera’ nella finale di ATP Cup. Felix Auger Aliassime ha infatti trovato a casa Nadal (con zio Toni) il luogo ideale per inseguire il suo sogno di diventare un campione da Slam. Così diverso da Rafa nel gioco, Felix ha tuttavia delle qualità umane e professionali che hanno convinto lo zio più famoso del mondo del tennis a puntare forte su di lui.

Già questo potrebbe essere un indizio molto concreto delle sue potenzialità, ancora non del tutto espresse. Ma c’è poi anche il campo a fornire ulteriori prove. In questa settimana di Sydney, Felix ha mostrato di essere in ottima condizione, e quando il canadese è in palla è capace di tenere un ritmo tale da mandare in tilt anche i migliori del mondo. Giocatore universale per eccellenza, dal momento del suo arrivo nel Tour maggiore non ha ancora fatto quello step decisivo che molti gli avevano pronosticato, ma parliamo comunque di un ragazzo di 21 anni che è numero 11 del mondo ed è prossimo a tornare nei top 10, dove era già stato sul finire del 2021. In sostanza, un fenomeno.

Vale un po’ lo stesso ragionamento per l’altro canadese, Denis Shapovalov. Che rispetto al connazionale è molto più appariscente e un po’ meno concreto, almeno fino a oggi. I colpi del mancino forgiato da mamma Tessa hanno fatto strabuzzare gli occhi a chiunque, soprattutto a coloro che stanno cercando un erede dai gesti bianchi nell’epoca post-Federer. Proprio la sua bellezza, tuttavia, a volte ha condizionato le prestazioni di Denis, votato naturalmente allo spettacolo ma meno solido di quanto dovrebbe essere uno che punta agli Slam.  

In ATP Cup, ‘Shapo’ non ha fatto miracoli, ma ha saputo fare il suo dovere. Ha rinunciato al primo incontro, ha perso da Daniel Evans ma ha superato Struff e la sorpresa Safiullin, senza dominare ma trovando l’istinto da vincente necessario nei momenti decisivi. Che è proprio quello che gli si chiede, per far decollare una carriera pronta (da tempo) per traguardi prestigiosi. Il suo capolavoro è giunto proprio contro Carreno Busta in un match decisivo sostanzialmente perfetto. 

LA RISCOPERTA DELLA SPAGNA

Da una parte, a Melbourne, c’era Rafael Nadal che stava testando (con successo) il motore in vista degli Australian Open, il grande obiettivo di inizio stagione. Dall’altra, a Sydney, c’era una Spagna che si è riscoperta comunque grande – anche nella sconfitta – grazie a due giocatori di provata esperienza. Roberto Bautista Agut e Pablo Carreno Busta sono due esempi concreti del perché, in questi ultimi 30 anni (e passa), il tennis iberico sia sempre rimasto in vetta al mondo.

Non partivano favoriti, nell’ATP Cup, ma fin dall’inizio hanno mostrato solidità e convinzione tali da farne uno spauracchio per tutti. Del resto parliamo di due personaggi che non hanno nulla da dimostrare: Il 33enne Bautista Agut è stato numero 9 al mondo, il 30enne Carreno Busta numero 10. Oggi sono rispettivamente al numero 19 e 20 del ranking mondiale, ma la voglia di vincere non è sfumata affatto. Anzi, il fatto di avere avuto – per una volta – totalmente sulle loro spalle la responsabilità di portare il successo al proprio Paese, ha fornito loro una dose extra di energia.

Roberto e Pablo sono due esempi perfetti della grandezza del tennis spagnolo proprio perché non si arrendono. Proprio perché, accanto al talento, riescono a mettere sempre una carica aggiuntiva di determinazione. Bautista Agut, tennista tendenzialmente aggressivo e che imposta il proprio schema sul ritmo, lontano dagli arrotini di una volta, è arrivato piuttosto tardi al circuito che conta, ma poi ha saputo lasciare il segno, conquistando pure una semifinale a Wimbledon nel 2019, suo miglior risultato in uno Slam. Carreno Busta, invece, di semifinali nei Major ne conta due, entrambe sul cemento di New York. Dove il suo tennis che mescola difesa e contrattacco ha trovato il proprio terreno migliore. Due carriere parallele, di due uomini che hanno fatto dell’umiltà il loro credo, e che continuano a essere degli esempi per i giovani.

In fatto di promesse, la Spagna non abbonda, in questo momento, ma ne ha una che potrebbe rivelarsi talmente importante da far dimenticare la carenza di spalle adeguate. Ovviamente parliamo di Carlos Alcaraz, che sarebbe stato uno dei protagonisti della Davis di dicembre, se il covid non lo avesse tagliato fuori dalla competizione. Proprio su di lui, al momento, sembrano poggiare le speranze spagnole di proseguire il ciclo di successi inaugurato alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso.

UNA SFIDA CHE RIVEDREMO

Il Canada aveva già tentato di fermare la Spagna nella prima finale di Davis con la nuova formula, a fine 2019 a Madrid. Proprio Felix Auger Aliassime e Denis Shapovalov si trovarono di fronte una squadra rivale allora troppo forte, perché guidata da un Rafael Nadal deciso a prendersi nuovamente l’Insalatiera, sui campi di casa. Rafa superò Shapovalov, mentre Bautista Agut completò l’opera piegando Auger Aliassime. Un risultato totalmente ribaltato dalla finale dell’ATP Cup.

Si sapeva che quello di Madrid non sarebbe stato l’ultimo confronto di alto profilo tra quei due Paesi, e Sydney 2022 è stata la prova della loro forza. Da un lato, la solidità di una Spagna che – in attesa di Alcaraz – non vuole perdere terreno e si aggrappa ai suoi uomini più esperti. Dall’altro, la freschezza di un team emergente che nel tennis non è mai stato così competitivo, e che adesso vorrebbe provare a lasciare una traccia non soltanto nella storia nazionale, ma pure nel libro del circuito mondiale.