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Indian Wells, ritorno e resistenza (fuori stagione)

Pubblicato il 8 ottobre 2021

Dopo la cancellazione del 2020, causa pandemia, torna il ‘Mille’ di Indian Wells. Fra i temi principali, oltre all’assenza dei Big 3, il tentativo di avvicinamento di Daniil Medvedev a Novak Djokovic e un duello possibile tra Matteo Berrettini e Jannik Sinner negli ottavi di finale.

Da torneo simbolo della resa del circuito, al primo contatto con la pandemia nel marzo del 2020, a emblema di chi non si vuole arrendere e pur di tornare in scena accetta persino un radicale cambio di data. Indian Wells 2021, in una collocazione autunnale che è una prima assoluta, rappresenta un momento importante per tutto il mondo del tennis. Un momento di rilancio definitivo che al contempo è un crocevia decisivo verso l’ultimo tratto della stagione e verso le Nitto Atp Finals di Torino.

Proprio al sole della California sono in palio punti pesanti che potrebbero dare a qualcuno di coloro che stanno a pochi metri dal traguardo la possibilità di effettuare lo sprint decisivo. Ma anche se prendiamo in considerazione il singolo evento, Indian Wells è un appuntamento che vale tanto, tantissimo. Insieme a Roma, a Miami, a Cincinnati, a Parigi Bercy, è uno dei ‘Mille’ attualmente obbligatori che hanno fatto la storia, con il suo tabellone che numericamente arriva quasi a eguagliare uno Slam, e con un albo d’oro che parla da solo.

LA STORIA, DAL 1974 A OGGI

Nato nel 1974, l’evento americano ha cambiato sede una manciata di volte prima di arrivare a quella attuale, dove si gioca dal 1987 (vittoria di Boris Becker in finale su Stefan Edberg). I padroni di casa lo hanno tenuto sotto controllo per un lungo periodo, grazie alle imprese di Jim Courier, Michael Chang e Pete Sampras, dominatori negli anni Novanta. Ma sugli hardcourt californiani c’è stato spazio anche per qualche sorpresa, per alcuni talenti che altrove hanno faticato o che non sempre hanno saputo tenere fede alle attese: il cileno Marcelo Rios (vincitore nel 1998), l’australiano Mark Philippoussis (a segno nel 1999), lo spagnolo Alex Corretja (vittorioso nel 2000).

L’epoca dei Big 3 si è aperta nel 2004 con la tripletta di Roger Federer (complessivamente a quota 5, con 4 finali perse), mentre Rafa Nadal ha fatto centro nel 2007, nel 2009 e nel 2013. Novak Djokovic, dal canto suo, conta cinque sigilli tra 2008 e 2016. Nessuno dei tre è al via dell’edizione di quest’anno, dove invece sono Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, Alexander Zverev e Andrey Rublev a partire coi gradi di favoriti.

BERRETTINI E SINNER

Sul fronte italiano, Matteo Berrettini e Jannik Sinner sono capitati nella stessa zona di tabellone e potrebbero incrociarsi a livello di ottavi di finale. Un obiettivo possibile ma tutt’altro che garantito, visto le insidie che entrambi troveranno nel percorso. Insidie dettate dai rivali, certo, ma pure dalla situazione ambientale. Se Berrettini ha avuto un po’ più di tempo per ambientarsi, Sinner arriva dal successo bis a Sofia e da condizioni totalmente diverse. Passare in così poco tempo dai campi indoor a quelli outdoor, molto banalmente, necessita di una capacità di adattamento fuori dal comune, che in effetti è una dote dell’altoatesino, ma che non si può dare per scontata.

Al netto di tutti i dubbi del caso, trovare finalmente una sfida fra i due ragazzi che stanno facendo sognare gli appassionati italiani sarebbe un bel regalo, da parte di Indian Wells. Un confronto (mai andato in scena in precedenza) in un evento così importante sarebbe un bel test emotivo, prima che tecnico, per entrambi. In attesa magari di ritrovarli uno contro l’altro già a Torino, o più avanti per contendersi qualche trofeo dello Slam. Tra gli azzurri, troviamo anche Fabio Fognini, Lorenzo Sonego, Lorenzo Musetti, oltre ai qualificati Roberto Marcora e Salvatore Caruso.

MEDVEDEV E IL NUMERO 1

Un altro tema sul piatto è la corsa di Daniil Medvedev verso la prima posizione mondiale. Malgrado a qualcuno possa apparire strano che Novak Djokovic sia in pericolo dopo aver vinto tre Major e aver sfiorato il Grande Slam, la situazione al vertice non è così cristallizzata. Il russo, nella Race, è indietro di circa duemila punti, mentre il distacco nel ranking Atp è di poco superiore ai mille. Distanze ancora importanti, certo, ma non incolmabili, soprattutto considerato che il serbo non pare intenzionato a mettere la poltrona di numero 1 come obiettivo principale nel prosieguo della sua carriera. Conquistato il record di settimane al vertice, Nole ha più volte ribadito che il suo obiettivo principale da quel punto in poi sarebbe stato quello di provare a completare il Grande Slam. O, in ogni caso, di provare a concentrarsi sui quattro appuntamenti principali dell’anno.

L’età che avanza gli consiglia prudenza, per allungare la carriera sull’esempio di un certo Roger Federer, capace di restare competitivo fino a 40 anni (e oltre, si spera) proprio grazie alle scelte conservative in tema di programmazione. Tornando a Medvedev, il moscovita ha ormai piena coscienza delle sue possibilità, e in questo ha giovato in maniera decisiva il successo agli Us Open, dove agli occhi di molti sarebbe dovuto essere la vittima sacrificale di Djokovic in finale, e dove invece ha fatto saltare il banco. Quel trionfo ha rappresentato l’ennesima svolta in una carriera cresciuta a strappi, ma entrata adesso finalmente nella fase della piena maturità.

Medvedev avrà pure uno stile tutto suo, avrà un diritto poco ortodosso e dei movimenti sgraziati, ma il suo tennis è tremendamente efficace, con la sola terra battuta che rimane un mezzo tabù. Anche solo la possibilità di trovare nei prossimi mesi, al vertice, uno che non sia Federer, Nadal o Djokovic, è qualcosa che sa di rivoluzione. Ecco un altro buon motivo per seguire molto da vicino l’evoluzione di Indian Wells 2021, il torneo della resistenza, solo un po’ fuori stagione.